1 Giochiamo ancora Alessandro Del Piero; Maurizio Crosetti Mondadori 15,90
2 Fai bei sogni Massimo Gramellini Longanesi 14,90
3 Léonie Sveva Casati Modignani Sperling & Kupfer 19,90
4 Se ti abbraccio non aver paura Fulvio Ervas Marcos y Marcos 17,00
5 Il momento è delicato Niccolò Ammaniti Einaudi 17,50
6 I fuochi di Valyria. Le cronache del ghiaccio e del fuoco. Vol. 11 George R. Martin Mondadori 19,00
7 Il torto del soldato Erri De Luca Feltrinelli 11,00
8 Il rumore dei baci a vuoto Luciano Ligabue Einaudi 15,00
9 Hunger games Suzanne Collins Mondadori 14,90
10 Tre volte all’alba Alessandro Baricco Feltrinelli 10,00
Le classifiche dei libri più venduti vengono elaborate dal Servizio Classifiche di Arianna.
Il panel di riferimento è di oltre 1500 librerie aderenti al circuito Arianna, diffuse su tutto il territorio nazionale.
Fonte: http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/documents/PortaleIBUK/notizie/classifiche/classifiche_settimanali/generale.html
Quello che state per leggere è il simpatico incipit di un racconto scritto da Antonello Del Moro. Antonello ha due figli, Rachele e Samuele, che sono i primi destinatari della storia di Fischio, il protagonista, orgoglioso cagnetto alle prese con i capricci che la vita riserva anche ai più piccoli. Si tratta del dono che un padre porge ai suoi due angeli biondi e che ora condivide anche con i lettori di questo blog. 
In una notte fredda e piovosa Nike stava dando alla luce i suoi cuccioli, Fausto il suo padrone era lì con lei, l’accudiva in tutto e per tutto, anche perché per un semplice pastore avere un maremmano con tanto di pedigree classe “E”, cioè campionessa europea, non è così semplice, anzi è una fortuna che può capitare una sola volta nella vita. Fausto però era abbastanza arrabbiato con Nike perché il padre dei cuccioli era un povero bastardino e per di più randagio che tempo addietro si aggirava nelle vicinanze della loro tenuta. Chissà perché Nike aveva voluto che fosse proprio lui il padre dei suoi figli? Non era neanche bello! Anzi era piuttosto bruttino! Forse era stata attratta dalla sua anima libera, talmente libera che era scappato via ancor prima di vedere i sui figlioletti nascere.
Ogni qualvolta nasceva un cucciolo, Fausto pregava e sperava che assomigliasse alla sua Nike e non a quel vagabondo e incosciente del padre. Sembrava che le sue preghiere avessero fatto effetto difatti i cinque cuccioli appena nati erano spiccicati alla madre. Ma quando ormai sembrava che Nike avesse terminato la sua fatica ecco venire al mondo il sesto cucciolo; non appena ..
Chi volesse conoscere prosieguo ed epilogo può richiederlo, sarò lieto di trasmetterlo via e mail
Una notte d’amore è un libro letto in meno.
Qualche tempo
fa ho visto un film intitolato Zia Mame. L’ho visto per caso e devo dire che è stato sorprendente. Si tratta della storia di Mame, donna sofisticata e dall’apparenza scaltra, ma in realtà un cuore semplice e a tratti un po’ buffo con un motto che definiva il senso della sua esistenza: la vita è come un banchetto solo gli sciocchi ed i poveri scemi muoiono di fame. Il film è stato tratto dal romanzo omonimo di Patrick Dannis pubblicato nel 1955. Film dai contenuti straordinariamente moderni, ironico e brillante. Cosa ho fatto dopo? Ho acquistato un libro dell’amico Dennis per farmi un’idea della caratura della sua scrittura. Ho acquistato Povera Piccina. E’ stato come scartare un regalo sotto l’albero di Natale. Già il titolo è in grado da solo di sollevare non poche curiosità, premiate dalle scoperte fatte pagina dopo pagina. Non anticipo nulla, vi lascio alla lettura di qualcosa che è unico nel suo genere aspettando, magari, le vostre impressioni.
IL 25 APRILE LOCALITA’ GROTTE IS JANAS ALLE ORE 17,00 AVRà LUOGO LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO “E CANTAVAMO ALLA LUNA” DI PIA DEIDDA CON L’ACCOMPAGNAMENTO MUSICALE DEL DUO “SPRUADENTES” LIDIA LAI E ROBERTO PALMAS
Rossana scrive da sempre. A 14 anni scrive un breve racconto, ma la forza che la pervade ha la necessità di trovare altra forma per poter comunicare “l’ira funesta” che condiziona la sua esistenza. Ed è così che inizia a comporre versi, perché, come Rossana dice, alla forma poetica corrisponde uno sprazzo di luce, la poesia diventa quasi una forma allucinogena per espellere sensazioni, liberatasi delle quali può riappacificasi con sé stessa, uno sfogo, quindi, che si evolve in catarsi. I suoi pensieri talvolta prendono forma durante stati incoscienti terminati i quali l’impulso a trasferirli su carta bloccandoli è indomabile, come una palla di fuoco che nel formarsi raggiunge il punto prossimo all’esplosione, in quel momento Rossana avverte un impulso a tradurre il suo pensiero in parola scritta e scrive… Rossana scrive in modo ermetico, non lineare, la sua è una scrittura di getto, ma molto diretta e questo crea un rapporto empatico ed immediato con chi legge. Chiedo a Rossana cosa c’è oltre ad un impeto che non controlla e che la porta ad darsi utilizzando come mezzo proprio quello poetico, mi risponde che oltre ad un’esigenza intima e personale, alla base esiste una domanda. Pare si sia chiesta in che modo potesse contribuire a lenire il malessere sociale. La risposta risiede sul fatto che ognuno può offrire quello che di cui dispone, lei offre pensieri e parole. L’interesse per la sfera sociale mi pare molto presente in Cerca (mi) oltre, si avverte infatti un’apertura maggiore verso l’altro anche se non viene mai rinnegata la dimensione privata prevalente nei suoi primi scritti contenuti nella raccolta Luci ombre (o) strappi che vi segnalo caldamente al fine di avere la possibilità di conoscere questa complicata poetessa da più angolazioni.
I libri hanno gli stessi nemici che l’uomo: il fuoco, l’umido, le bestie, il tempo e il loro stesso contenuto.
Volevo segnalarvi una piacevole ed importante realtà letteraria nella quale mi sono imbattuto qualche giorno fa.
Il comune di Bauladu, “ridente” centro nella provincia di Oristano, vive uno stato di grazia e di fermento culturale che si concretizza nell’associazione Annanti de sa Ziminera. L’associazione è intellettualmente attiva, una delle iniziative che vede il suo impegno riguarda una rassegna letteraria che vede coinvolti anche i comuni di Milis e di Tramatza, centri appartenenti alla stessa area territoriale. La rassegna ha avuto come protagonisti scrittori che nella presentazione dei loro lavori hanno fornito spunti per una riflessione intelligente. Ho partecipato alla presentazione de Nel paese dei Moratti, ospite della serata è stato l’autore, Giorgio Meletti. La cosa che, in quella circostanza, più colpiva era l’atmosfera densa di interesse e la partecipazione del pubblico presente. Un plauso a chi crede ancora nella forza di queste manifestazioni e nel potere della parola condivisa.
Alla luce di quanto sopra vi segnalo il prossimo incontro che avverrà il giorno 11 marzo 2011, alle ore 18:00 in Bauladu. L’ospite sarà Francesco Abate, di cui, peraltro, girotrailibri si è già occupato.

Mi reco alla presentazione di Nel Paese dei Moratti, eccellente cronaca di ordinario capitalismo che avvolge nelle sue spire Sarroch, debole satellite che ruota attorno alla Saras. Nella sala che ospita l’evento, ad attendere il folto pubblico, trovo Giorgio Meletti, l’autore, e Michela Murgia. Colgo subito l’occasione per assediare la scrittrice che considero un po’ la madrina di questo blog che fa i suoi primi passi “in questo mondo di ladri” sotto l’egida di Accabadora. Dopo una manovra di accerchiamento mi avvicino e con ostentata sicurezza mi presento. La donna che mi risponde mi mette immediatamente a mio agio e dimostra una disponibilità disarmante. Parto all’attacco solo dopo aver commentato le strepitose scarpe grigio – rosa cipria dalle quali Michela troneggia. Le chiedo come è arrivata a scrivere Il mondo deve sapere. Mi risponde che tutto nasce da un blog. La vicenda narrata è quella di una giovane che muove i primi passi nel mondo del lavoro e finisce per lavorare nel call center di una nota marca di “aspirapolveri”. L’esperienza descritta nel libro, anche se un po’ romanzata, è autobiografica. Michela descrive un contesto lavorativo gretto, spietato ed immorale, basato sulla logica dello sfruttamento della risorsa umana che non conosce scrupoli ne partecipazione umana. Si tratta di un “lavoraccio” logorante, ed è a questo punto che il blog nasce e diventa una valvola di sfogo. Michela mi dice che lo sfogo nasce in forma anonima e che poi si evolve concretizzandosi in un attacco frontale ad un sistema che tutto travolge pur di realizzare profitto. Si tratta di un libro che strappa il sorriso per il senso dell’umorismo che lo pervade, ma quello stesso umorismo accompagna il lettore nei meandri di un disagio che i giovani vivono nel momento in cui si confrontano con il mondo del lavoro. Chiedo a Michela come si fa a scrivere cosi bene, lo chiedo perché leggendola mi accorgo che compone in modo formalmente ineccepibile. Mi risponde che lei è sempre stata una grande lettrice e che la lettura è una delle condicio sine qua non per potersi avvicinare alla scrittura. Mentre scrive quello che conosce e che ha letto la raggiunge e si inserisce nel tessuto della composizione a cui lavora.

Esiste il diavolo? Questo è uno degli interrogativi sul quale il mondo gira. Sono stati utilizzati barili di inchiostro ed intere foreste per la stesura di trattati, romanzi, atti processuali e condanne a morte, durante il festoso periodo dell’inquisizione, chilometri di bobine per raccontare e rappresentare le gesta del maligno. C’è chi ci crede, chi non ci crede e chi mantiene una posizione dubbiosa. A prescindere dalle convinzioni personali o dall’appartenere ad una confessione religiosa o ad una corrente new age o ad una qualsiasi setta, l’argomento non stanca mai. Si dice che se esiste il bene deve esistere anche il suo opposto e questo elemento mi pare costante in tutte le religioni, si tratta di un binomio, bene – male, che ha sempre condizionato il pensiero di epoche in tutti i continenti. Rifletto su questo perché ho terminato di leggere una lunga intervista che Marco Tosatti fa all’esorcista più celebre, Padre Amorth. Il simpatico nemico di satana si racconta con una semplicità disarmante, spiega il suo impegno per liberare i suoi “pazienti” da possessioni e vessazioni malefiche. Padre Amorth incontra tutti i giorni, Natale e Pasqua inclusi, persone disturbate, che si recano da lui per ritrovare un equilibrio nella vita di tutti i giorni. Qualcuno potrebbe dire che questa gente ha solo bisogno di psichiatri, psicologi ed affini, ma il quid sta nel fatto che la maggior parte dei pazienti le visite dal “medico dei pazzi” le ha fatte senza che si giunga ad una diagnosi spiegabile secondo le categorie della medicina ufficiale. Come si spiega questo?
Padre Amorth lo spiega col fatto che il maligno non solo esiste, me è in grado di stravolgere le esistenze dell’essere umano intromettendosi nelle vicende quotidiane degli sfortunati, condizionandoli al punto da snaturarli. Tra loro c’è chi sbava, bestemmia e urla, chi mentre sputa materializza chiodi che fuoriescono dalla bocca, chi vomita pezzi di vetro e monete. La lettura risulta ancora più interessante in quanto viene denunciata una spaccatura all’interno della chiesa, relativamente all’argomento in oggetto, perché se da un lato c’è chi dice che Gesù, che dava come un dato di fatto l’esistenza del diavolo, guariva i malati e scacciava i demoni, demandando ai successori anche questo ministero, dall’altra il ministero stesso viene sbeffeggiato da parte di una chiesa meno ortodossa che non solo nicchia sull’esistenza del signore delle tenebre, ma non riconosce all’esorcismo una capacità liberatoria in quanto non viene, alla base, riconosciuto al demonio il potere di vessare o possedere corpi o anime. Nonostante tutto dalla lettura emerge un punto di vista che vale la pena di conoscere in un periodo in cui a queste speculazioni di carattere filosofico – religioso viene lasciato sempre meno spazio perché considerate stantie ed anacronistiche.
Mi è stato regalato un libro che si intitola Dispetti Divini. Scritto da una donna intellettualmente onesta, schietta e diretta. Barbara Alberti. Il testo è stato acquistato a Napoli in uno dei tanti mercatini caratteristici, nella prima pagina dopo la copertina trovo una dedica: A TURI VASILE, ANSIMANTE PER LE SCALE (COME ME), MA ATLETA LETTERARIO INSTANCABILE. La firma è quella di Barbara Alberti. Mi accingo alla lettura di Dispetti Divini con un entusiasmo corroborato dal possedere una copia del lavoro che fisicamente è stato “trattato” dalla sua eccezionale autrice, anche se in realtà le letture frutto del complesso intelletto dell’ Alberti vengono bevute dagli occhi come ambrosia in un deserto di monotonia. La storia è quella di Judith, ebrea che vive nella Germania funestata dalla vergogna nazista. Judith vive in simbiosi con la Bibbia che, oltre a portare in tasca per consultazioni d’emergenza, diventa la sua cartina al tornasole con la quale si rapporta col mondo. La ragazza compie un viaggio, oltre che fisico morale, questo viaggio diventa il mezzo attraverso il quale la sua particolare psicologia si dispiega a favore del lettore che tra le molte cose interessanti scopre che la nostra eroina scrive una biografia “non autorizzata” sulla Madonna, biografia che diventa il ricettacolo di dubbi di carattere filosofico – religioso – dogmatico. Come con tutti i libri dell’Alberti, non ci si può soffermare troppo a parlarne, si perde solo il tempo che potrebbe essere impiegato per trovare un luogo adeguato per iniziare la lettura. Un consiglio che vorrei dare è quello di acquistare almeno due lavori di questa divina monella: uno va letto subito, l’altro va tenuto di riserva da utilizzare come balsamo per lenire qualche sbucciatura alle ginocchia dell’anima, quella volta che cadendo ci sentiamo un po’ più tristi.
Voi segnalo un interessantissimo evento che avrà luogo in Cagliari nella libreria Piazza Repubblica Libri, sita nell’omonima piazza al civico 23, il giorno 11 febbraio alle ore 18:00. Si tratta della presentazione del 5° corso di alta formazione in gestione della libreria. Molti di noi considerano molto romanticamente la professione del libraio e lo vedono un po’ come un puttino guanciuto e boccoluto che svolazza tra meraviglie letterarie sgranando gli occhioni celurei davanti a qualche meraviglia della carta stampata. Ma cosa accade quando l’angiolo appoggia il suo alluce grassoccio sulla dura e fredda terra? L’incanto si sfuoca e ci si deve rapportare con il mercato che muta, con le scelte di marketing che devono essere prese perché la libreria da luogo fatato diventi anche mezzo di sopravvivenza del suo proprietario, con ordini, fatture, bilanci e si salvi chi può!!!!!Per capire meglio chiedo aiuto a Piero Rocchi direttore della Scuola Librai Italiani (SLI), che nasce nel 2006 per iniziativa dell’ALI – Associazione Librai Italiani. Rocchi mi dice che il corso ha lo specifico intento di formare librai qualificati che accanto ad una gestione romantica della libreria ne accostino una pratica che tenga conto di tutti quegli elementi che consentono all’attività di produrre profitto. Ovviamente vi rinvio al sito www.scuolalibraitaliani.it per maggiori informazioni e all’incontro che si terrà tra pochi giorni.
Ho letto questo libro dieci anni fa. Mi è stato regalato da Pieluigi, prezioso amico, per il mio ventottesimo compleanno. Il romanzo fa la sua comparsa in Italia nel 1997, ma nel 2001 si impone anche sul panorama italiano in maniera prepotente anche a causa della scomparsa del suo geniale autore. Ripenso a ‘La versione di Barney’ davanti alla locandina del film che si ispira al romanzo. La vicenda è quella di Barney Panofsky che scrive la sua storia per difendersi da un’accusa di omicidio e da altre imbarazzanti menzogne diffuse dal suo nemico di sempre: Terry MecIver. E cosi nel raccontare ripensa alla sua vita allegra, trasgressiva e poco cristallina nel quartiere ebraico di Montreal, nei primi anni ’50, alle sue tre mogli, dedicando ampio spazio a Miriam che adora e che lo ha appena lasciato. Quella di Barney è anche una storia di debolezze ed idiosincrasie sbandierate senza remore, in cui l’ironia domina l’intreccio. L’approccio con questa meraviglia letteraria deve essere cauto, ho dovuto cominciarlo più volte perché nelle prime 50 o forse 60 pagine si ha uno sviluppo della storia apparentemente sconclusionato ed incoerente che può mettere a dura prova la pazienza del lettore, superato lo scoglio succede, però, l’imprevedibile: si apre una porta che conduce in un mondo a tutto tondo, nel quale la logica dell’intreccio ritrova il suo registro e si ha un allineamento delle finte contraddizioni impeccabile, portando il lettore a vivere con quel testo un rapporto simbiotico (per capirci ti segue anche in bagno), un po’come avviene con le immagini stereoscopiche, quelle che, per intenderci, celano un’immagine arcana che una volta messa a fuoco scaraventa chi guarda in una dimensione dalla consistenza liquida che sorprende e appaga. Credo che andrò a vedere il film sperando che non vengano adulterati lo spirito e le intenzioni dell’autore, in caso contrario potrei mettermi ad urlare durante la proiezione
Pubblicato nel 1994, Strade secondarie è l’opera d’esordio di Teodoro Serra. Conosco Teodoro da sempre, recentemente ho riletto il suo lavoro, riscoprendo sempre attuale, si tratta di una pregevole raccolta di poesie e ballate, scritte con stile crudo e coinvolgente, arrivano al lettore come un pugno ben assestato alla base dello stomaco. Come Teodoro stesso dice ”è difficile trovare un filo conduttore all’interno di questa raccolta”, ma forse, come l’autore sostiene, si tratta di “ frammenti di un universo che si sono posati sulla quotidianità attraversandola e che poi hanno ripreso a scorrere come un fiume”. Decadente e a tratti maledetto, questo autore che avrebbe tanto da dire ad oggi tace. Strade secondarie è un invito all’introspezione, forse un viaggio nel sospeso, è quella lacrima che scorre sulla guancia pallida di un bimbo, è quell’angolo buio nel quale ogni tanto dovremo avere il coraggio di avventurarci.
Teodoro Serra è nato a Paulilatino nel 1960, è laureato in lettere. Consacrato alla musica soul e post – rock, ama in maniera viscerale scrittura e cinema. Appassionato viaggiatore, divide la sua casa, peraltro sempre aperta agli amici, con Maria, la sua bella moglie, Lisa la gatta, scomparsa in circostanze poco chiare, ed Elvis la tartaruga, eternamente in letargo.
Una mattina giunge nella mia casa, come una nivea colombella, un plico bianco con su scritto ‘piego di libro’, si tratta di un regalo che ricevo da Gabriele Sannino. Il candido involto contiene ‘Viaggio verso me’, ultimo lavoro di Gabriele. Si tratta di un intenso e appassionato monologo in cui Alessio, il protagonista, si racconta senza pudori e con la massima onestà intellettuale.
Una mattina Alessio parte per andare a trovare il suo amore, l’abitacolo della vettura sulla quale monta per affrontare il viaggio diventa una bolla colma di liquido amniotico che lo protegge creando le condizioni necessarie per un viaggio introspettivo. In quella circostanza ha la possibilità di fare IL bilancio sulla rinascita della sua anima, un’anima che Alessio ha voglia di far diventare parte dell’energia pulsante dell’universo. Timido, insicuro e con un bassissimo livello di autostima, Alessio vive la sua vita da comparsa, subendo gli eventi. Scacciato dalla famiglia, che lo rifiuta per ciò che è, comprende che l’unico modo che ha per farsi accettare ed amare ha come conditio sine qua non l’autostima e l’amore per sé stesso, come possono gli altri apprezzarci ed amarci se siamo noi i primi a non accettarci e a stimarci? Una volta compreso questo, l’atteggiamento nei confronti di ciò che si ha intorno cambia consentendo un’apertura, ed allora si può anche comprendere che la potenza di un amore, inteso anche in senso lato, è in grado di spostare le montagne. A questo livello, però, si raggiunge un punto di non ritorno, ed allora non c’è più spazio per i fraintendimenti e la menzogna, non esiste più la possibilità di tornare indietro e vivere a metà. Gabriele mi dice che mentre scrive la commozione lo coglie, e questo è facilmente intuibile, Gabriele scrive avendo il coraggio di lasciare i suoi nervi scoperti, compiendo un lavoro di trivellazione al centro dei suoi sentimenti. Sento questo scrittore come un amico, l’amico che condivide anche le verità scomode, ma dal quale ti puoi aspettare solo onestà. Qualcuno mi ha sussurrato che esiste la fondata possibilità che ‘Viaggio verso me’, possa avere un seguito, se è vero che nessuno conferma, è anche vero che nessuno smentisce!
Oggi ho conosciuto Marcella Saddì, “capa”, con Daniela Zempt, di Tiligù, frizzante ed industriosa casa editrice, fisicamente arroccata nel quartiere di Castello a Cagliari. Felicissimo parto di questa originale realtà editoriale sarda sono i Passeggioni.
Si tratta di una banda di gatti randagi che, liberi e belli, vagano per la ridente città di Cagliari. Non si tratta solo di quadrupedi sfaccendati che ciondolano a caccia di cibo, ma di curiosi esploratori che nel loro gironzolare si raccontano la città nella quale vivono.
Questo progetto editoriale è il frutto di un’interessante collaborazione tra Daniela Zempt che scrive il racconto, Lavinia Flora che illustra la storia con tavole degne del migliore Ligabue ed Elisabetta Borghi, raffinata storica che ne “le finestre su Castello”, sezione collocata al termine del racconto, infonde interessanti conoscenze ai simpatici gattacci che sulla città di Cagliari pare ne sappiano una più del diavolo.
Questo tenero libercolo può essere considerato come una sorta di vademecum con il quale aiutare i più giovani ad orientarsi nella città di Cagliari, ma soprattutto può essere utile ai giovani autoctoni che hanno la possibilità di vedere sotto una prospettiva nuova ciò che prima, magari, davano per scontato. Certo i primi fruitori potrebbero essere proprio i ragazzi, ma chi vieta a chi ragazzo non è più di farsi un bel regaletto che colmi con facilità qualche piccola lacuna legata alla Torre dell’elefante o alla Via Stretta senza mortificarsi con qualche barbosa pubblicazione?
I testi racchiusi in questo scrignetto sono lineari e limpidi, concordo con la signora Saddì, sul fatto questo debba essere considerato un punto d’arrivo, chiunque avrebbe gioco facile con lo sfoggio di erudizione e vocaboli ridondanti, ma qui la base è data da un atteggiamento improntato alla complessa semplicità e all’eccellenza, grimaldelli che aprono ogni serratura, anche quelle vulnerate dalla fastidiosa ruggine portata da noia e pigrizia.
Mi piacerebbe sapere se i Passeggioni hanno mai considerato la possibilità di visitare i nuraghi di Barumini o il pozzo sacro di Santa Cristina o le grotte di Cala Luna, ma per questo credo ci sia tempo e comunque, qualora accadesse, sarete informati tempestivamente.
Diario di una maestrina venne pubblicato per la prima volta nel 1957. Si tratta della storia di Maria, cresciuta a cavallo del ventennio fascista in Sardegna, vittima delle miserie della guerra, privata del padre per ragioni politiche. Nonostante le grosse difficoltà e grazia al fatto di appartenere ad una buona famiglia, studia e diventa una “maestrina”. Il suo lavoro di insegnante la mette a contatto con tante realtà differenti che, però, hanno un denominatore comune: le ferite inferte dalla guerra e “la situazione di grave emergenza economico – sociale sarda”. In quest’opera d’esordio Maria Giacobbe ci parla di tristi miserie e fenomeni squalificanti la dignità umana, incastrati in un’epoca governata da imperdonabile follia che, nel periodo storico di cui si tratta, trovano terreno fertile tra i solchi della povertà e del degrado e che fino alla fase successiva al secondo conflitto bellico funestano non solo la Sardegna, ma anche il “continente”. E fanno, così, la loro comparsa i “massajos”, viene descritto il triste fenomeno de “s’aggiudu”(letteralmente ‘un aiuto’, ma l’espressione indica il prendere una persona di servizio; in quel periodo, infatti, le famiglie indigenti concedevano le prestazioni lavorative di un figlio in cambio di poco cibo e, forse, qualche spicciolo), si possono vedere bimbi scalzi con i piedi deformati dai geloni ed i visi lividi per le poche cure e il duro lavoro, si vive considerando la scuola elemento accidentale e a tratti fuorviante dall’obbiettivo principe: la sopravivenza, ma soprattutto viene evidenziato che la necessità di rinascita post – bellica, attuabile teoricamente anche mediante l’adozione di programmi scolastici mirati a fornire, anche se forse un po’ timidamente, una stretta feritoia attraverso la quale intravedere, seppur con difficoltà, che esiste un’alternativa alla chiusura che la situazione storico – politica imponeva e che la vita, nella sua complessità, oltre che ingrata, può essere madre dispensatrice di carezze e opportunità, si scontra, però, con un codice non scritto marchiato a fuoco sul cuore dei Sardi che basavano la loro economia sulla coltivazione della terra e sull’allevamento. Nata nel 1928, Maria Giacobbe decise di vivere in Danimarca a partire dal 1957. Oltre a lavori di traduzione, collaborazioni giornalistiche, è autrice de IL MARE, MASCHERE E ANGELI NUDI, SCENARI D’ESILIO e del celeberrimo GLI ARCIPELAGHI, da cui è stato tratto l’omonimo film.
Commenti…..