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Archivio per la categoria ‘Libri, autori, letture’

Marcel Proust

6 Ottobre 2012 2 commenti

Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che è offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.

L’enigma di John Fowles

4 Ottobre 2012 Commenti chiusi

Può un individuo sparire nel nulla, senza lasciare tracce, generando intorno alla sua scomparsa un mistero assoluto? Non bisogna avere grosse capacità divinatorie per dare senso affermativo alla domanda, se non altro perché sulle pagine dei giornali si parla del fenomeno in continuazione, si scompare per motivi politici, volontariamente o per arbitrio altrui, si scompare a tutte le età, si parla di bambini sradicati dalle loro famiglie da mani che li ghermiscono all’improvviso, di  professionisti che lasciano tutto per cominciare una nuova vita, di corpi venduti, ed in molte circostanze il mistero viene svelato, ma, in ogni caso, nella maggior parte dei casi le famiglie conducono le loro esistenze in costante attesa almeno di un corpo da commemorare. Faccio questi pensieri leggendo lL’enigma di John Fowles, e mi rendo conto che se nell’ambito delle scomparse si regista una scelta democratica dei protagonisti dal punto di vista anagrafico e delle circostanze, non è altrettanto vero che lo stesso criterio democratico riguardi gli ambiti elitari dell’aristocrazia economico – sociale, se a scomparire è un miliardario o una star del cinema la questione si risolve in poco tempo: o il fuggiasco viene riacchiappato o comunque se ne conoscono le sorti, nei casi in cui un rapimento si concluda con la morte dell’ostaggio, per esempio. Il racconto che ho tra le mai ha come protagonista una scomparsa, la scomparsa di un uomo dalle forti ricchezze, impegnato politicamente ad alti livelli con famiglia sofisticata a seguito, sulla carta molto soddisfatto per la vita privilegiata che conduce e con progetti a lungo termine. Di  quest’uomo si perdono le tracce e lo scompiglio che la cosa genera porta ad una serrata ricerca più che dello scomparso delle motivazioni che possano averlo allontanato, quindi l’analisi va riportata alle implicazioni psicologiche generate dalla scomparsa stessa che rendono l’eventuale ritrovamento del nostro protagonista un evento contingente, mi fermo qui buona lettura

QUALCOSA SU DACIA MARAINI

3 Ottobre 2012 5 commenti

Ognuno di noi ha dei punti di riferimento negli ambiti che privilegia e che concorrono a riempire i vuoti che nella vita possono determinarsi, nel mio caso uno di essi è dato dalla preziosa scrittura di Dacia Maraini di cui vi racconto qualcosa.

Dacia Maraini nasce a Fiesole il 10 novembre del 1936, deve il suo nome a San Dacio. Per capire questo complesso personaggio diventa necessario spiegarne la provenienza e le influenze che ha subito. Figlia di Fosco Maraini, etnologo fiorentino dai molti talenti, era orientalista convinto, poeta viaggiatore, scrittore, alpinista, fotografo, parla fin dalla nascita inglese ed italiano, si laurea nel 1937 in scienze naturali ed antropologiche. Voracemente curioso gira il mondo e documenta ogni spostamento. Fosco è figlio di Yoï Crosse (di origine polacca, ma anche mezza inglese e mezza ungherese), scrittrice, modella ed intellettuale, e dello scultore Antonio Maraini. Prima della seconda guerra mondiale, Fosco si trasferisce in Giappone come lettore di lingua italiana presso l’università locale. Nel ’43 rifiuta di aderire alla repubblica di Salò e con la famiglia finisce in un campo si concentramento, durante la prigionia con una scure si amputa il mignolo della mano sinistra sotto gli occhi dei gerarchi del campo di concentramento: questo gesto simbolico è considerato con molto favore nella cultura giapponese. Si sposa due volte: con Topazia Alliata e con Mieko Namiki. Dal matrimonio con “Top” nascono Dacia, Yuki e Toni.

La madre è Topazia Alliata di Salaparuta, è principessa appartenente ad un antico casato Siciliano, figlia dell’aristocratica Sonia Maria Amelia de Ortuzar Ovalle de Olivarez, di origine cilena, e del Principe Enrico Alliata di Salaparuta, pittrice e gallerista. Nonostante l’alto lignaggio Topazia aderisce molto presto ad un movimento pittorico d’avanguardia ed espone i suoi lavori. Rifiuta un conte inglese che la famiglia vorrebbe farle sposare per  scegliere Fosco, uomo col quale vivrà un amore libero e profondo all’insegna dell’anticonformismo, pare che la loro partecipazione di nozze altro non fosse che una fotografia che li ritraeva nudi.

 

A partire dal 1938 Dacia vive in Giappone, nel 1943 viene internata, con la sua famiglia in un campo di concentramento a Tokio. Si tratta di anni di cui la scrittrice ha ricordi molto chiari e concreti: la fame, la pancia piena d’aria, il freddo. Le privazioni di quel periodo vengono esorcizzate in una raccolta di poesie dal titolo “Mangiami pure”. Questo periodo viene minuziosamente ricostruito ne  “La nave per Kobe”, che nasce dai diari giapponesi tenuti da Topazia e ripresi e riorganizzati da Dacia. Terminata la guerra la Famiglia Maraini si trasferisce a Bagheria, nella villa dei nonni materni, e lì vengono confinati in una sorta di depandance. La Maraini inizia gli studi e così  la sua formazione. A 18 anni, dopo che i genitori si  dividono, si trasferisce a Roma, nella casa del padre, e per mantenersi fa l’archivista, l’aiuto fotografo, la hostess, ha scritto per il cinema per la radio ha tenuto rubriche e scritto articoli come giornalista di fortuna, ha fatto la segretaria. All’età di 21 anni fonda la rivista letteraria Tempo di letteratura e comincia a collaborare con riviste come Paragone, Nuovi Argomenti ed Il Mondo, scrivendo racconti. Nel 1962 pubblica il suo primo romanzo,La vacanza”, cui segue una copiosissima produzione di romanzi, testi teatrali poesie, collaborazioni con riviste quotidiani, sceneggiature, collabora anche alla stesura di un testo di cucina. E stata insignita dell’alta onorificenza di Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

 

TEATRO:  se ne occupa fondando IL TEATRO DEL PORCOSPINO. Nel ‘73 fonda assieme con Lù Leone, Francesca Pansa, Mariola Boggio e altre, il Teatro della Maddalena, gestito e diretto da donne. Lei stessa scrive molti testi teatrali, tra i quali Maria Stuarda, che ottiene un grande successo internazionale, Dialogo di una prostituta con un suo cliente, Stravaganza e altri. Dal 1967 ad oggi, Dacia Maraini ha scritto più di trenta opere teatrali, molte delle quali vengono ancora oggi rappresentate in Europa e in America.

La Maraini fa parte anche della generazione degli anni Trenta, un gruppo di autori italiani i quali che hanno avuto i natali nel quarto decennio del secolo scorso. Gran parte di essi ha iniziato l’attività letteraria nel periodo precedente il 1968, ma spesso la notorietà presso il grande pubblico è stata raggiunta più tardi. Pur essendo caratterizzate da esperienze eterogenee, le carriere di tali autori hanno fatto sì che oggi essi vengano considerati appartenenti ad una generazione matura, a cui è peraltro connessa una cospicua produzione editoriale.

Dal 1968 al 1978 è stata la compagna di Alberto Moravia.La Maraini tratta l’amore, il concetto che ha dell’amore stesso si riassume nella poesia da ei scritta: “se amando troppo si finisce per non amare affatto ti dico che l’amore è un’amara finzione”. Dacia Maraini definisce l’amore “come una cinciallegra che vola e non la si può fermare, nemmeno per metterle il sale sulla coda”. Si tratta di un sentimento, quello dell’amore, rarissimo, che altro non è che un luogo in cui a volte anche le parole sono superflue, è un sentimento di libertà che esclude possesso e dominio sull’altro. A volte ci si può ammalare d’amore soprattutto in prossimità di una separazione. Allora può presentarsi una furia che ricerca il corpo dell’amato e si sarebbe capaci di distruggerlo pur di non perderlo. La Maraini Inserisce tra i rapporti d’amore anche l’amicizia, che per lei ha una durata come l’amore, ha inizio con l’entusiasmo e si conclude nella noia. Considera amore ed amicizia come esperienze rarissime da sperimentare. Il sesso nell’amicizia è sublimato.

Dacia Maraini è una che racconta storie, ma è anche una raccoglitrice di storie, lei stessa così si definisce in  Piera e gli assassini. Cosa racconta? Una grossa parte della sua attenzione si posa sulla donna che viene posta sotto una lente di ingrandimento, e la Maraini la analizza la studia, ne individua i percorsi. La donna da tutti i punti di vista, con tutte le sue gradazioni caratteriali, le tendenze e le ubbie; non la giudica e non la giustifica mai rispetto a comportamenti esecrabili o da colpe sia che siano personali o storiche o morali. Per lei il femminismo non è lo stare politicamente da una parte, ma stare storicamente dalla parte dei perdenti, che lei, nel contesto del femminismo individua nelle donne, ma senza pietismi, analizza il trattamento che l’uomo le riserva chiedendo loro di parlare col corpo o di fungere da mezzo di scambio. La Maraini si fa anche portavoce della difficoltà per le donne di dimostrare di avere un valore in un contesto che le considera deboli e senza argomenti e che le porta ad adeguarsi a questo clichè. Sostanzialmente la Maraini considera le donne come persone non come un sesso. Lei dice che “le donne come natura sono uguali agli uomini, ovvero capaci di fare il male ed il bene. La forza del male abita anche nel cuore delicato delle donne a volte viene fuori con furia.” E continua dicendo che le donne non sono angeli ne fantasmi, ma persone e come tali vorrebbero essere trattare. Questo non significa che non vengano considerate le differenze tra uomo e donna, anzi queste costituiscono un valore aggiunto, si parla di parità nella dignità. Essere donne è difficile e alla domanda: “ ha mai pensato che avrebbe preferito nascere uomo?” postale da Gioconda Marinelli risponde: Si in qualche momento di disperazione quando mi sono sentita prigioniera di un luogo comune sessuale”. La donna diviene elemento di indagine non solo nella sua individualità ma anche nell’interazione con gli altri, ovviamente. Vengono indagati i rapporti tra donne, da quello di amicizia a quello sensuale, come in lettere a Marina, carteggio tra due donne che vivono un’intensa relazione omosessuale. L’indagine si spinge fino a capire quale filo lega madre e figlia e questo emerge nel resoconto relativo ad una tavola rotonda  in occasione dei Dialoghi di Trani in cui l’argomento viene sviscerato grazie ai contributi di Dacia Maraini, Anna Salvo, Silvia Vegetti Finzi. La tavola rotonda ha come tema Madri e figlie ieri ed oggi.

 

Dacia Maraini dice che per lei scrivere è come fare il pane: bisogna lavorare molto la pasta, con l’olio dei gomiti, farla riposare, farla lievitare, amalgamarla ancora e poi metterla in forno. Dacia Maraini è profondamente innamorata delle parole, le studia, le coccola, le usa tutte senza ipocrisia, nella scelta delle parole non conosce razzismi e conferisce a tutte pari dignità. Per scrivere “utilizza tutti i sensi, li allerta”. Sostiene che non esiste una scrittura senza tecnica, il talento non è sufficiente, occorre avere esperienza tecnica, una personalità comunicativa, uno stile riconoscibile e fluido capace di far innamorare chi legge. La Maraini comprende quando è ora di scrivere un nuovo libro quando il personaggio la va a trovare ed insiste per essere raccontato ed attraverso lui lei si introduce nei meandri della storia. Il personaggio bussa alla porta, lei lo fa entrare e gli offre un caffè e poi se ne va. Ma quando il personaggio comincia a chiedere oltre al caffè un pranzo, una cena ed un letto allora è arrivato il momento di scrivere. I personaggi che vengono partoriti da un autore sono carne della sua carne, un po’ come i figli che sviluppano caratteri autonomi e sono artefici dei loro destini pur mantenendo i caratteri genetici dei loro genitori. Lei, quindi, allerta tutti i suoi sensi e scrive. Nella scrittura come nell’arte non esiste ingenuità, si può essere ingenui nella vita, ma non nell’arte che è fatta di consapevolezza. Dacia Maraini dice che scrive e riscrive cento volte i suoi manoscritti. Per quanto attiene poi le composizioni poetiche la Maraini sostiene che si tratta dell’operazione più artificiale che si possa immaginare. I poeti, infatti, scrivono continuamente e non improvvisano, per scrivere bisogna essere ispirati ma si deve necessariamente conoscere la tecnica, aver letto i poemi classici e avere in materia una robusta formazione. Per poter scrivere lo scrittore deve essere prima di tutto un lettore. La lettura deve diventare un’abitudine come mangiare e bere fino a divenire pure un atto sensuale.

E nota per l’impegno sociale. Prende posizione sull’aborto considerandolo un imprescindibile diritto, per quanto doloroso e devastante per le donne, dice, però, che l’aborto non può essere considerato una bandiera, ma un’alternativa ad una maternità responsabile, aggiunge anche  che i concetti di aborto e maternità sono imprescindibili. La diretta conseguenza della legalizzazione dell’aborto, che è stata necessaria, sostiene la Maraini, ha fatto in modo che gli aborti diminuissero.

Jorge Luis Borges

2 Ottobre 2012 26 commenti

Il libro è una delle possibilità di felicità che abbiamo noi uomini.

A letto col diavolo di Patrizia de Blanck

1 Ottobre 2012 5 commenti

Ad alcuni di voi, credo siate rimasti in pochissimi, potrebbe essere sfuggito che Patrizia De Blanck, nota esponente del jet set internazionale e marginalmente coinvolta nell’affaire Bebawi qualche decennio fa, nel 2008 sfoga la sua poliedrica creatività intingendo la penna nel calamaio e deliziandoci con il lavoro autobiografico A letto col diavolo. Apprendo la cosa frugando tra i libri in un mercatino dell’usato ed acquistando l’opera alla modica cifra di 2,00 euro. Leggo il testo con qualche difficoltà ed in coscienza posso definirlo in due parole: NO COMMENT!!!!!!!!

Mi chiamo Irma Voth di Miriam Toews

30 Settembre 2012 71 commenti

Iram Voth e la sua greve famiglia vivono nel più totale isolamento nel deserto del Messico.
A rompere una monotonia fatta di preghiera e lavoro è una troupe cinematografica che avvia i lavori per la realizzazione di un film a tema. Irma, catapultata in un vortice di novità, comincia a prendere consapevolezza del suo essere e delle necessità che da esso gridano soddisfazione, avviando un processo di distacco, anche fisico, da ciò che è la sua esistenza.
La narrazione porta il lettore in viaggio nel mondo dei Mennonitti, un gruppo religioso, di cui Irma fa parte, che propugna il ritorno alla chiesa cristiana delle origini che, negli intenti, è stata adulterata dalla smodata ricerca di “temporalità”. Essi si pongono in atteggiamento apertamente polemico con quelli che sono i dettami del concilio di Nicea. Rifuggono il lusso e vivono appartati, lontani dalla tentazione.
Un viaggio che non è di condanna per le scelte religiose di un gruppo, ma un mondo dal quale Irma prende le distanze in modo netto, ma con la nostalgia che si ha quando si rinuncia qualcosa che di noi è elemento costitutivo.

Un sole per voi

27 Maggio 2012 3 commenti

 

 

 

Noto, con malcelata soddisfazione, nonostante la lunga battuta d’arresto subita da questo piccolo blog, che gli ingressi sono in continuo aumento, vuoi perché gli affezionati sono tornati a sostenerlo, vuoi per le nuove conoscenze che si stanno affezionando. Aumentano anche i momenti di condivisione, vedo che commentate nonostante vi si richieda una sorta di iscrizione con inserimento di e – mail. Per quanto attiene gli ultimi articoli pubblicati, confermo l’invio del racconto Fischio nella sua versione integrale a chiunque ne faccia richiesta, tramite mail. Sono altresì colpito dall’interesse suscitato da Antiles, sarà mia premura documentarmi meglio sull’occasione che ne ha visto la nascita e verificherò anche la possibilità di un incontro con l’autore. Colgo l’occasione per ringraziare tutti.

Corrado Augias

21 Maggio 2012 33 commenti

La persecuzione contro i libri è propria di tutti i regimi dispotici, e basterebbe questo per farci amare la lettura.

Antiles di Mario Medde

20 Maggio 2012 35 commenti

“Ciascuno di noi ha le sue porte, i suoi antiles”. Antiles, il titolo di un volume che già dalla copertina, caratterizzata da un battente in ferro degli anni Venti, preannuncia quello che sarà l’oggetto della narrazione, un viaggio attraverso gli antiles dell’autore, le porte del suo passato, della sua vita. Il racconto prende le mosse da alcuni brani tratti dal De Magistro di Agostino, e procede placido ed innocente anche se si è digiuni dell’opera del santo di origini africane. L’autore propone il ritratto a tutto tondo della Sardegna riuscendo a far scaturire l’essenza prima della sua terra, e lo fa con una prosa formalmente ineccepibile, con periodi brevi, precisi ed incisivi, rendendo la lettura non solo agevole, ma coinvolgente. Un sardo che legge è costretto a fare i conti con quello che lo circonda: con i resti di una terra che ha chiesto ai suoi figli molti sacrifici, ma ha donato loro la possibilità di essere unici in un luogo uguale a nessun altro, nel quale la macchia mediterranea e le erbe aromatiche confondono e portano alla malinconia. Sembra quasi di avvertire i profumi del cisto, del lentisco e del rosmarino che inebriano le narici, e su queste suggestioni  si è continuamente tentati di rimuginare sulle continue intersecazioni tra gli antiles della storia minima e quelli della storia massima, il susseguirsi delle diverse porte mostra, infatti, uno scenario narrativo nel quale i grandi eventi del secolo scorso fanno da sfondo agli altrettanto grandi eventi della giovinezza dell’autore. Emerge tra le righe della narrazione un’attenzione continua all’uomo in relazione ai fatti. E viene naturale, durante la lettura, varcare i propri antiles, alla ricerca del nostro passato, delle nostre verità. Ad arricchire il libello sono le illustrazioni di Sandro Dessì che concorrono a scandire ulteriormente il ritmo della narrazione.

I libri più venduti

11 Maggio 2012 129 commenti

1 Giochiamo ancora Alessandro Del Piero; Maurizio Crosetti Mondadori 15,90
2 Fai bei sogni Massimo Gramellini Longanesi 14,90
3 Léonie Sveva Casati Modignani Sperling & Kupfer 19,90
4 Se ti abbraccio non aver paura Fulvio Ervas Marcos y Marcos 17,00
5 Il momento è delicato Niccolò Ammaniti Einaudi 17,50
6 I fuochi di Valyria. Le cronache del ghiaccio e del fuoco. Vol. 11 George R. Martin Mondadori 19,00
7 Il torto del soldato Erri De Luca Feltrinelli 11,00
8 Il rumore dei baci a vuoto Luciano Ligabue Einaudi 15,00
9 Hunger games Suzanne Collins Mondadori 14,90
10 Tre volte all’alba Alessandro Baricco Feltrinelli 10,00

 

Le classifiche dei libri più venduti vengono elaborate dal Servizio Classifiche di Arianna.

Il panel di riferimento è di oltre 1500 librerie aderenti al circuito Arianna, diffuse su tutto il territorio nazionale.

Fonte: http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/documents/PortaleIBUK/notizie/classifiche/classifiche_settimanali/generale.html

FISCHIO di Antonello Del Moro

9 Maggio 2012 65 commenti

Quello che state per leggere è il simpatico incipit di un racconto scritto da Antonello Del Moro. Antonello ha due figli, Rachele e Samuele, che sono i primi destinatari della storia di Fischio, il protagonista, orgoglioso cagnetto alle prese con i capricci che la vita riserva anche ai più piccoli. Si tratta del dono che un padre porge ai suoi due angeli biondi e che ora condivide anche con i lettori di questo blog.

 

In una notte fredda e piovosa Nike stava dando alla luce i suoi cuccioli, Fausto il suo padrone era lì con lei, l’accudiva in tutto e per tutto, anche perché per un semplice pastore avere un maremmano con tanto di pedigree classe “E”, cioè campionessa europea, non è così semplice, anzi è una fortuna che può capitare una sola volta nella vita. Fausto però era abbastanza arrabbiato con Nike perché il padre dei cuccioli era un povero bastardino e per di più randagio che tempo addietro si aggirava nelle vicinanze della loro tenuta. Chissà perché Nike aveva voluto che fosse proprio lui il padre dei suoi figli? Non era neanche bello! Anzi era piuttosto bruttino! Forse era stata attratta dalla sua anima libera, talmente libera che era scappato via ancor prima di vedere i suoi figlioletti nascere.
Ogni qualvolta nasceva un cucciolo, Fausto pregava e sperava che assomigliasse alla sua Nike e non a quel vagabondo e incosciente del padre. Sembrava che le sue preghiere avessero fatto effetto difatti i cinque cuccioli appena nati erano spiccicati alla madre. Ma quando ormai sembrava che Nike avesse terminato la sua fatica ecco venire al mondo il sesto cucciolo; non appena ..

Chi volesse conoscere prosieguo ed epilogo può richiederlo, sarò lieto di  trasmetterlo via e mail

Honoré de Balzac

9 Maggio 2012 41 commenti

Una notte d’amore è un libro letto in meno.

Povera Piccina di Patrick Dannis

22 Maggio 2011 25 commenti

Qualche tempoindex.jpegpovera piccina fa ho visto un film intitolato Zia Mame. L’ho visto per caso e devo dire che è stato sorprendente. Si tratta della storia di Mame, donna sofisticata e dall’apparenza scaltra, ma in realtà un cuore semplice e a tratti un po’ buffo con un motto che definiva il senso della sua esistenza: la vita è come un banchetto solo gli sciocchi ed i poveri scemi muoiono di fame. Il film è stato tratto dal romanzo omonimo di Patrick Dannis pubblicato nel 1955. Film dai contenuti straordinariamente moderni, ironico e brillante. Cosa ho fatto dopo? Ho acquistato un libro dell’amico Dennis per farmi un’idea della caratura della sua scrittura. Ho acquistato Povera Piccina. E’ stato come scartare un regalo sotto l’albero di Natale.  Già il titolo è in grado da solo di sollevare non poche curiosità, premiate dalle scoperte fatte pagina dopo pagina. Non anticipo nulla, vi lascio alla lettura di qualcosa che è unico nel suo genere aspettando, magari, le vostre impressioni.

Emil Cioran

28 Aprile 2011 38 commenti

images.jpegcioran

Un libro deve avere un peso e presentarsi come una fatalità; quando lo leggiamo deve darci l’impressione che non avrebbe potuto non essere scritto.

E cantavamo alla luna

29 Marzo 2011 10 commenti

images.jpegcantavamoallalunaIL 25 APRILE LOCALITA’ GROTTE IS JANAS ALLE ORE 17,00 AVRà LUOGO LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO “E CANTAVAMO ALLA LUNA” DI PIA DEIDDA CON L’ACCOMPAGNAMENTO MUSICALE DEL DUO “SPRUADENTES” LIDIA LAI E ROBERTO PALMAS

Cerca (mi) oltre di Rossana Mura

21 Marzo 2011 152 commenti

images.jpegrossanaRossana scrive da sempre. A 14 anni scrive un breve racconto, ma la forza che la pervade ha la necessità di trovare altra forma per poter comunicare “l’ira funesta” che condiziona la sua esistenza. Ed è così che inizia a comporre versi, perché, come Rossana dice, alla forma poetica corrisponde uno sprazzo di luce, la poesia diventa quasi una forma allucinogena per espellere sensazioni, liberatasi delle quali può riappacificasi con sé stessa, uno sfogo, quindi, che si evolve in catarsi. I suoi pensieri talvolta prendono forma durante stati incoscienti terminati i quali l’impulso a trasferirli su carta bloccandoli è indomabile, come una palla di fuoco che nel formarsi raggiunge il punto prossimo all’esplosione, in quel momento Rossana avverte un impulso a tradurre il suo pensiero in parola scritta e scrive… Rossana scrive in modo ermetico, non lineare, la sua è una scrittura di getto, ma molto diretta e questo crea un rapporto empatico ed immediato con chi legge. Chiedo a Rossana cosa c’è oltre ad un impeto che non controlla e che la porta ad darsi utilizzando come mezzo proprio quello poetico, mi risponde che oltre ad un’esigenza intima e personale, alla base esiste una domanda. Pare si sia chiesta in che modo potesse contribuire a lenire il malessere sociale. La risposta risiede sul fatto che ognuno può offrire quello che di cui dispone, lei offre pensieri e parole. L’interesse per la sfera sociale mi pare molto presente in Cerca (mi) oltre, si avverte infatti un’apertura maggiore verso l’altro anche se non viene mai rinnegata la dimensione privata prevalente nei suoi primi scritti contenuti nella raccolta Luci ombre (o) strappi che vi segnalo caldamente al fine di avere la possibilità di conoscere questa complicata poetessa da più angolazioni.

Paul Valéry

15 Marzo 2011 3 commenti

index.jpegvaleyI libri hanno gli stessi nemici che l’uomo: il fuoco, l’umido, le bestie, il tempo e il loro stesso contenuto.

Ananti de sa Ziminera

9 Marzo 2011 4 commenti

index.jpegbauladubauladuVolevo segnalarvi una piacevole ed importante realtà letteraria nella quale mi sono imbattuto qualche giorno fa.
Il comune di Bauladu, “ridente” centro nella provincia di Oristano, vive uno stato di grazia e di fermento culturale che si concretizza nell’associazione Annanti de sa Ziminera. L’associazione è intellettualmente attiva, una delle iniziative che vede il suo impegno riguarda una rassegna letteraria che vede coinvolti anche i comuni di Milis e di Tramatza, centri appartenenti alla stessa area territoriale. La rassegna ha avuto come protagonisti scrittori che nella presentazione dei loro lavori hanno fornito spunti per una riflessione intelligente. Ho partecipato alla presentazione de Nel paese dei Moratti, ospite della serata è stato l’autore, Giorgio Meletti. La cosa che, in quella circostanza, più colpiva era l’atmosfera densa di interesse e la partecipazione del pubblico presente. Un plauso a chi crede ancora nella forza di queste manifestazioni e nel potere della parola condivisa.
Alla luce di quanto sopra vi segnalo il prossimo incontro che avverrà il giorno 11 marzo 2011, alle ore 18:00 in Bauladu. L’ospite sarà Francesco Abate, di cui, peraltro, girotrailibri si è già occupato.

Il mondo deve sapere di Michela Murgia

7 Marzo 2011 72 commenti

Il mondo deve sapere

Mi reco alla presentazione di Nel Paese dei Moratti, eccellente cronaca di ordinario capitalismo che avvolge nelle sue spire Sarroch, debole satellite che ruota attorno alla Saras. Nella sala che ospita l’evento, ad attendere il folto pubblico, trovo Giorgio Meletti, l’autore, e Michela Murgia. Colgo subito l’occasione per assediare la scrittrice che considero un po’ la madrina di questo blog che fa i suoi primi passi “in questo mondo di ladri” sotto l’egida di Accabadora. Dopo una manovra di accerchiamento mi avvicino e con ostentata sicurezza mi presento. La donna che mi risponde mi mette immediatamente a mio agio e dimostra una disponibilità disarmante. Parto all’attacco solo dopo aver commentato le strepitose scarpe grigio – rosa cipria dalle quali Michela troneggia. Le chiedo come è arrivata a scrivere Il mondo deve sapere. Mi risponde che tutto nasce da un blog. La vicenda narrata è quella di una giovane che muove i primi passi nel mondo del lavoro e finisce per lavorare nel call center di una nota marca di “aspirapolveri”. L’esperienza descritta nel libro, anche se un po’ romanzata, è autobiografica. Michela descrive un contesto lavorativo gretto, spietato ed immorale, basato sulla logica dello sfruttamento della risorsa umana che non conosce scrupoli ne partecipazione umana. Si tratta di un “lavoraccio” logorante, ed è a questo punto che il blog nasce e diventa una valvola di sfogo. Michela mi dice che lo sfogo nasce in forma anonima e che poi si evolve concretizzandosi in un attacco frontale ad un sistema che tutto travolge pur di realizzare profitto. Si tratta di un libro che strappa il sorriso per il senso dell’umorismo che lo pervade, ma quello stesso umorismo accompagna il lettore nei meandri di un disagio che i giovani vivono nel momento in cui si confrontano con il mondo del lavoro. Chiedo a Michela come si fa a scrivere cosi bene, lo chiedo perché leggendola mi accorgo che compone in modo formalmente ineccepibile. Mi risponde che lei è sempre stata una grande lettrice e che la lettura è una delle condicio sine qua non per potersi avvicinare alla scrittura. Mentre scrive quello che conosce e che ha letto la raggiunge e si inserisce nel tessuto della composizione a cui lavora.

Memorie di un esorcista Padre Amorth intervistato da Marco Tosatti

3 Marzo 2011 42 commenti

images.jpegamorth

Esiste il diavolo? Questo è uno degli interrogativi sul quale il mondo gira. Sono stati utilizzati barili di inchiostro ed intere foreste per la stesura di trattati, romanzi, atti processuali e condanne a morte, durante il festoso periodo dell’inquisizione, chilometri di bobine per raccontare e rappresentare le gesta del maligno. C’è chi ci crede, chi non ci crede e chi mantiene una posizione dubbiosa. A prescindere dalle convinzioni personali o dall’appartenere ad una confessione religiosa o ad una corrente new age o ad una qualsiasi setta, l’argomento non stanca mai. Si dice che se esiste il bene deve esistere anche il suo opposto e questo elemento mi pare costante in tutte le religioni, si tratta di un binomio, bene – male, che ha sempre condizionato il pensiero di epoche in tutti i continenti. Rifletto su questo perché ho terminato di leggere una lunga intervista che Marco Tosatti fa all’esorcista più celebre, Padre Amorth. Il simpatico nemico di satana si racconta con una semplicità disarmante, spiega il suo impegno per liberare i suoi “pazienti” da possessioni e vessazioni malefiche. Padre Amorth incontra tutti i giorni, Natale e Pasqua inclusi, persone disturbate, che si recano da lui per ritrovare un equilibrio nella vita di tutti i giorni. Qualcuno potrebbe dire che questa gente ha solo bisogno di psichiatri, psicologi ed affini, ma il quid sta nel fatto che la maggior parte dei pazienti le visite dal “medico dei pazzi” le ha fatte senza che si giunga ad una diagnosi spiegabile secondo le categorie della medicina ufficiale. Come si spiega questo?
Padre Amorth lo spiega col fatto che il maligno non solo esiste, me è in grado di stravolgere le esistenze dell’essere umano intromettendosi nelle vicende quotidiane degli sfortunati, condizionandoli al punto da snaturarli. Tra loro c’è chi sbava, bestemmia e urla, chi mentre sputa materializza chiodi che fuoriescono dalla bocca, chi vomita pezzi di vetro e monete. La lettura risulta ancora più interessante in quanto viene denunciata una spaccatura all’interno della chiesa, relativamente all’argomento in oggetto, perché se da un lato c’è chi dice che Gesù, che dava come un dato di fatto l’esistenza del diavolo, guariva i malati e scacciava i demoni, demandando ai successori anche questo ministero, dall’altra il ministero stesso viene sbeffeggiato da parte di una chiesa meno ortodossa che non solo nicchia sull’esistenza del signore delle tenebre, ma non riconosce all’esorcismo una capacità liberatoria in quanto non viene, alla base, riconosciuto al demonio il potere di vessare o possedere corpi o anime. Nonostante tutto dalla lettura emerge un punto di vista che vale la pena di conoscere in un periodo in cui a queste speculazioni di carattere filosofico – religioso viene lasciato sempre meno spazio perché considerate stantie ed anacronistiche.