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QUALCOSA SU DACIA MARAINI

3 Ottobre 2012

Ognuno di noi ha dei punti di riferimento negli ambiti che privilegia e che concorrono a riempire i vuoti che nella vita possono determinarsi, nel mio caso uno di essi è dato dalla preziosa scrittura di Dacia Maraini di cui vi racconto qualcosa.

Dacia Maraini nasce a Fiesole il 10 novembre del 1936, deve il suo nome a San Dacio. Per capire questo complesso personaggio diventa necessario spiegarne la provenienza e le influenze che ha subito. Figlia di Fosco Maraini, etnologo fiorentino dai molti talenti, era orientalista convinto, poeta viaggiatore, scrittore, alpinista, fotografo, parla fin dalla nascita inglese ed italiano, si laurea nel 1937 in scienze naturali ed antropologiche. Voracemente curioso gira il mondo e documenta ogni spostamento. Fosco è figlio di Yoï Crosse (di origine polacca, ma anche mezza inglese e mezza ungherese), scrittrice, modella ed intellettuale, e dello scultore Antonio Maraini. Prima della seconda guerra mondiale, Fosco si trasferisce in Giappone come lettore di lingua italiana presso l’università locale. Nel ’43 rifiuta di aderire alla repubblica di Salò e con la famiglia finisce in un campo si concentramento, durante la prigionia con una scure si amputa il mignolo della mano sinistra sotto gli occhi dei gerarchi del campo di concentramento: questo gesto simbolico è considerato con molto favore nella cultura giapponese. Si sposa due volte: con Topazia Alliata e con Mieko Namiki. Dal matrimonio con “Top” nascono Dacia, Yuki e Toni.

La madre è Topazia Alliata di Salaparuta, è principessa appartenente ad un antico casato Siciliano, figlia dell’aristocratica Sonia Maria Amelia de Ortuzar Ovalle de Olivarez, di origine cilena, e del Principe Enrico Alliata di Salaparuta, pittrice e gallerista. Nonostante l’alto lignaggio Topazia aderisce molto presto ad un movimento pittorico d’avanguardia ed espone i suoi lavori. Rifiuta un conte inglese che la famiglia vorrebbe farle sposare per  scegliere Fosco, uomo col quale vivrà un amore libero e profondo all’insegna dell’anticonformismo, pare che la loro partecipazione di nozze altro non fosse che una fotografia che li ritraeva nudi.

 

A partire dal 1938 Dacia vive in Giappone, nel 1943 viene internata, con la sua famiglia in un campo di concentramento a Tokio. Si tratta di anni di cui la scrittrice ha ricordi molto chiari e concreti: la fame, la pancia piena d’aria, il freddo. Le privazioni di quel periodo vengono esorcizzate in una raccolta di poesie dal titolo “Mangiami pure”. Questo periodo viene minuziosamente ricostruito ne  “La nave per Kobe”, che nasce dai diari giapponesi tenuti da Topazia e ripresi e riorganizzati da Dacia. Terminata la guerra la Famiglia Maraini si trasferisce a Bagheria, nella villa dei nonni materni, e lì vengono confinati in una sorta di depandance. La Maraini inizia gli studi e così  la sua formazione. A 18 anni, dopo che i genitori si  dividono, si trasferisce a Roma, nella casa del padre, e per mantenersi fa l’archivista, l’aiuto fotografo, la hostess, ha scritto per il cinema per la radio ha tenuto rubriche e scritto articoli come giornalista di fortuna, ha fatto la segretaria. All’età di 21 anni fonda la rivista letteraria Tempo di letteratura e comincia a collaborare con riviste come Paragone, Nuovi Argomenti ed Il Mondo, scrivendo racconti. Nel 1962 pubblica il suo primo romanzo,La vacanza”, cui segue una copiosissima produzione di romanzi, testi teatrali poesie, collaborazioni con riviste quotidiani, sceneggiature, collabora anche alla stesura di un testo di cucina. E stata insignita dell’alta onorificenza di Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

 

TEATRO:  se ne occupa fondando IL TEATRO DEL PORCOSPINO. Nel ‘73 fonda assieme con Lù Leone, Francesca Pansa, Mariola Boggio e altre, il Teatro della Maddalena, gestito e diretto da donne. Lei stessa scrive molti testi teatrali, tra i quali Maria Stuarda, che ottiene un grande successo internazionale, Dialogo di una prostituta con un suo cliente, Stravaganza e altri. Dal 1967 ad oggi, Dacia Maraini ha scritto più di trenta opere teatrali, molte delle quali vengono ancora oggi rappresentate in Europa e in America.

La Maraini fa parte anche della generazione degli anni Trenta, un gruppo di autori italiani i quali che hanno avuto i natali nel quarto decennio del secolo scorso. Gran parte di essi ha iniziato l’attività letteraria nel periodo precedente il 1968, ma spesso la notorietà presso il grande pubblico è stata raggiunta più tardi. Pur essendo caratterizzate da esperienze eterogenee, le carriere di tali autori hanno fatto sì che oggi essi vengano considerati appartenenti ad una generazione matura, a cui è peraltro connessa una cospicua produzione editoriale.

Dal 1968 al 1978 è stata la compagna di Alberto Moravia.La Maraini tratta l’amore, il concetto che ha dell’amore stesso si riassume nella poesia da ei scritta: “se amando troppo si finisce per non amare affatto ti dico che l’amore è un’amara finzione”. Dacia Maraini definisce l’amore “come una cinciallegra che vola e non la si può fermare, nemmeno per metterle il sale sulla coda”. Si tratta di un sentimento, quello dell’amore, rarissimo, che altro non è che un luogo in cui a volte anche le parole sono superflue, è un sentimento di libertà che esclude possesso e dominio sull’altro. A volte ci si può ammalare d’amore soprattutto in prossimità di una separazione. Allora può presentarsi una furia che ricerca il corpo dell’amato e si sarebbe capaci di distruggerlo pur di non perderlo. La Maraini Inserisce tra i rapporti d’amore anche l’amicizia, che per lei ha una durata come l’amore, ha inizio con l’entusiasmo e si conclude nella noia. Considera amore ed amicizia come esperienze rarissime da sperimentare. Il sesso nell’amicizia è sublimato.

Dacia Maraini è una che racconta storie, ma è anche una raccoglitrice di storie, lei stessa così si definisce in  Piera e gli assassini. Cosa racconta? Una grossa parte della sua attenzione si posa sulla donna che viene posta sotto una lente di ingrandimento, e la Maraini la analizza la studia, ne individua i percorsi. La donna da tutti i punti di vista, con tutte le sue gradazioni caratteriali, le tendenze e le ubbie; non la giudica e non la giustifica mai rispetto a comportamenti esecrabili o da colpe sia che siano personali o storiche o morali. Per lei il femminismo non è lo stare politicamente da una parte, ma stare storicamente dalla parte dei perdenti, che lei, nel contesto del femminismo individua nelle donne, ma senza pietismi, analizza il trattamento che l’uomo le riserva chiedendo loro di parlare col corpo o di fungere da mezzo di scambio. La Maraini si fa anche portavoce della difficoltà per le donne di dimostrare di avere un valore in un contesto che le considera deboli e senza argomenti e che le porta ad adeguarsi a questo clichè. Sostanzialmente la Maraini considera le donne come persone non come un sesso. Lei dice che “le donne come natura sono uguali agli uomini, ovvero capaci di fare il male ed il bene. La forza del male abita anche nel cuore delicato delle donne a volte viene fuori con furia.” E continua dicendo che le donne non sono angeli ne fantasmi, ma persone e come tali vorrebbero essere trattare. Questo non significa che non vengano considerate le differenze tra uomo e donna, anzi queste costituiscono un valore aggiunto, si parla di parità nella dignità. Essere donne è difficile e alla domanda: “ ha mai pensato che avrebbe preferito nascere uomo?” postale da Gioconda Marinelli risponde: Si in qualche momento di disperazione quando mi sono sentita prigioniera di un luogo comune sessuale”. La donna diviene elemento di indagine non solo nella sua individualità ma anche nell’interazione con gli altri, ovviamente. Vengono indagati i rapporti tra donne, da quello di amicizia a quello sensuale, come in lettere a Marina, carteggio tra due donne che vivono un’intensa relazione omosessuale. L’indagine si spinge fino a capire quale filo lega madre e figlia e questo emerge nel resoconto relativo ad una tavola rotonda  in occasione dei Dialoghi di Trani in cui l’argomento viene sviscerato grazie ai contributi di Dacia Maraini, Anna Salvo, Silvia Vegetti Finzi. La tavola rotonda ha come tema Madri e figlie ieri ed oggi.

 

Dacia Maraini dice che per lei scrivere è come fare il pane: bisogna lavorare molto la pasta, con l’olio dei gomiti, farla riposare, farla lievitare, amalgamarla ancora e poi metterla in forno. Dacia Maraini è profondamente innamorata delle parole, le studia, le coccola, le usa tutte senza ipocrisia, nella scelta delle parole non conosce razzismi e conferisce a tutte pari dignità. Per scrivere “utilizza tutti i sensi, li allerta”. Sostiene che non esiste una scrittura senza tecnica, il talento non è sufficiente, occorre avere esperienza tecnica, una personalità comunicativa, uno stile riconoscibile e fluido capace di far innamorare chi legge. La Maraini comprende quando è ora di scrivere un nuovo libro quando il personaggio la va a trovare ed insiste per essere raccontato ed attraverso lui lei si introduce nei meandri della storia. Il personaggio bussa alla porta, lei lo fa entrare e gli offre un caffè e poi se ne va. Ma quando il personaggio comincia a chiedere oltre al caffè un pranzo, una cena ed un letto allora è arrivato il momento di scrivere. I personaggi che vengono partoriti da un autore sono carne della sua carne, un po’ come i figli che sviluppano caratteri autonomi e sono artefici dei loro destini pur mantenendo i caratteri genetici dei loro genitori. Lei, quindi, allerta tutti i suoi sensi e scrive. Nella scrittura come nell’arte non esiste ingenuità, si può essere ingenui nella vita, ma non nell’arte che è fatta di consapevolezza. Dacia Maraini dice che scrive e riscrive cento volte i suoi manoscritti. Per quanto attiene poi le composizioni poetiche la Maraini sostiene che si tratta dell’operazione più artificiale che si possa immaginare. I poeti, infatti, scrivono continuamente e non improvvisano, per scrivere bisogna essere ispirati ma si deve necessariamente conoscere la tecnica, aver letto i poemi classici e avere in materia una robusta formazione. Per poter scrivere lo scrittore deve essere prima di tutto un lettore. La lettura deve diventare un’abitudine come mangiare e bere fino a divenire pure un atto sensuale.

E nota per l’impegno sociale. Prende posizione sull’aborto considerandolo un imprescindibile diritto, per quanto doloroso e devastante per le donne, dice, però, che l’aborto non può essere considerato una bandiera, ma un’alternativa ad una maternità responsabile, aggiunge anche  che i concetti di aborto e maternità sono imprescindibili. La diretta conseguenza della legalizzazione dell’aborto, che è stata necessaria, sostiene la Maraini, ha fatto in modo che gli aborti diminuissero.

  1. tati
    19 Ottobre 2012 a 17:13 | #1

    letto tutto d’un fiato.
    Conoscevo veramente poco di questa vita, di questa grande donna.
    Non sembrava che abbia vissuto una vita ma tante, tante e ancor di più.
    Se esiste un destino la Sig.ra Dacia Maraini ha avuto quello più crudo e allo stesso tempo quello più sereno..La poesia l’ha salvata o forse condannata al ricordo, alla parola, alla memoria.
    Girotrai libri questa è una delle tue migliori recensioni.
    grazie e complimenti, spero che Dacia Maraini possa leggere.

  2. DinoPaci
    19 Ottobre 2012 a 17:15 | #2

    complimenti per il blog, veramente interessante.

  3. peppeddu
    19 Ottobre 2012 a 17:31 | #3

    non ho mai letto nulla della Maraini…cosa mi si consiglia?

  4. tati
    20 Ottobre 2012 a 11:39 | #4

    Stamane ho provato a inviare il link nella pagina FB ma non è stato possibile.
    Consiglio a Girotrailibri di fare questo tentativo ( magari è problema legato alla mia pagina).

  5. girolamo.delmoro
    22 Ottobre 2012 a 0:02 | #5

    be consiglierei “La lunga vita di Marianna Ucrìa”, da cui è stato trato un bellissimo film, si tratta di un romanzo he affonda le radici nella vertità, in quanto Marianna è un’antenta della Maraini e le cose che la riguardano sono il frutto di un importante lavoro anche di ricerca da parte della scrittrice. Al di là di questo è un libro bellissimo!

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