Dispetti divini di Barbara Alberti

20 Febbraio 2011 35 commenti

images.jpegalbertiMi è stato regalato un libro che si intitola Dispetti Divini. Scritto da una donna intellettualmente onesta, schietta e diretta. Barbara Alberti. Il testo è stato acquistato a Napoli in uno dei tanti mercatini caratteristici, nella prima pagina dopo la copertina trovo una dedica: A TURI VASILE, ANSIMANTE PER LE SCALE (COME ME), MA ATLETA LETTERARIO INSTANCABILE. La firma è quella di Barbara Alberti. Mi accingo alla lettura di Dispetti Divini con un entusiasmo corroborato dal possedere una copia del lavoro che fisicamente è stato “trattato” dalla sua eccezionale autrice, anche se in realtà le letture frutto del complesso intelletto dell’ Alberti vengono bevute dagli occhi come ambrosia in un deserto di monotonia. La storia è quella di Judith, ebrea che vive nella Germania funestata dalla vergogna nazista. Judith vive in simbiosi con la Bibbia che, oltre a portare in tasca per consultazioni d’emergenza, diventa la sua cartina al tornasole con la quale si rapporta col mondo. La ragazza compie un viaggio, oltre che fisico morale, questo viaggio diventa il mezzo attraverso il quale la sua particolare psicologia si dispiega a favore del lettore che tra le molte cose interessanti scopre che la nostra eroina scrive una biografia “non autorizzata” sulla Madonna, biografia che diventa il ricettacolo di dubbi di carattere filosofico – religioso – dogmatico. Come con tutti i libri dell’Alberti, non ci si può soffermare troppo a parlarne, si perde solo il tempo che potrebbe essere impiegato per trovare un luogo adeguato per iniziare la lettura. Un consiglio che vorrei dare è quello di acquistare almeno due lavori di questa divina monella: uno va letto subito, l’altro va tenuto di riserva da utilizzare come balsamo per lenire qualche sbucciatura alle ginocchia dell’anima, quella volta che cadendo ci sentiamo un po’ più tristi.

5° CORSO DI ALTA FORMAZIONE IN GESTIONE DELLA LIBRERIA

8 Febbraio 2011 2 commenti

libriVoi segnalo un interessantissimo evento che avrà luogo in Cagliari nella libreria Piazza Repubblica Libri, sita nell’omonima piazza al civico 23, il giorno 11 febbraio alle ore 18:00. Si tratta della presentazione del 5° corso di alta formazione in gestione della libreria. Molti di noi considerano molto romanticamente la professione del libraio e lo vedono un po’ come un puttino guanciuto e boccoluto che svolazza tra meraviglie letterarie sgranando gli occhioni celurei davanti a qualche meraviglia della carta stampata. Ma cosa accade quando l’angiolo appoggia il suo alluce grassoccio sulla dura e fredda terra? L’incanto si sfuoca e ci si deve rapportare con il mercato che muta, con le scelte di marketing che devono essere prese perché la libreria da luogo fatato diventi anche mezzo di sopravvivenza del suo proprietario, con ordini, fatture, bilanci e si salvi chi può!!!!!Per capire meglio chiedo aiuto a Piero Rocchi direttore della Scuola Librai Italiani (SLI), che nasce nel 2006 per iniziativa dell’ALI – Associazione Librai Italiani. Rocchi mi dice che il corso ha lo specifico intento di formare librai qualificati che accanto ad una gestione romantica della libreria ne accostino una pratica che tenga conto di tutti quegli elementi che consentono all’attività di produrre profitto. Ovviamente vi rinvio al sito www.scuolalibraitaliani.it per maggiori informazioni e all’incontro che si terrà tra pochi giorni.

Anatole France

6 Febbraio 2011 17 commenti

index.jpeganatoleMai imprestar libri, non uno fa ritorno; i soli che ho in biblioteca sono quelli che altri mi hanno imprestato.

La versione di Barney di Mordecai Richler

31 Gennaio 2011 31 commenti

images.jpegmordecaiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiHo letto questo libro dieci anni fa. Mi è stato regalato da Pieluigi, prezioso amico, per il mio ventottesimo compleanno. Il romanzo fa la sua comparsa in Italia nel 1997, ma nel 2001 si impone anche sul panorama italiano in maniera prepotente anche a causa della scomparsa del suo geniale autore. Ripenso a ‘La versione di Barney’ davanti alla locandina del film che si ispira al romanzo. La vicenda è quella di Barney Panofsky che scrive la sua storia per difendersi da un’accusa di omicidio e da altre imbarazzanti menzogne diffuse dal suo nemico di sempre: Terry MecIver. E cosi nel raccontare ripensa alla sua vita allegra, trasgressiva e poco cristallina nel quartiere ebraico di Montreal, nei primi anni ’50, alle sue tre mogli, dedicando ampio spazio a Miriam che adora e che lo ha appena lasciato. Quella di Barney è anche una storia di debolezze ed idiosincrasie sbandierate senza remore, in cui l’ironia domina l’intreccio. L’approccio con questa meraviglia letteraria deve essere cauto, ho dovuto cominciarlo più volte perché nelle prime 50 o forse 60 pagine si ha uno sviluppo della storia apparentemente sconclusionato ed incoerente che può mettere a dura prova la pazienza del lettore, superato lo scoglio succede, però, l’imprevedibile: si apre una porta che conduce in un mondo a tutto tondo, nel quale la logica dell’intreccio ritrova il suo registro e si ha un allineamento delle finte contraddizioni impeccabile, portando il lettore a vivere con quel testo un rapporto simbiotico (per capirci ti segue anche in bagno), un po’come avviene con le immagini stereoscopiche, quelle che, per intenderci, celano un’immagine arcana che una volta messa a fuoco scaraventa chi guarda in una dimensione dalla consistenza liquida che sorprende e appaga. Credo che andrò a vedere il film sperando che non vengano adulterati lo spirito e le intenzioni dell’autore, in caso contrario potrei mettermi ad urlare durante la proiezione

Strade secondarie di Teodoro Serra

25 Gennaio 2011 50 commenti

kerouac GATTO.jpgteodorooooooooPubblicato nel 1994, Strade secondarie è l’opera d’esordio di Teodoro Serra. Conosco Teodoro da sempre, recentemente ho riletto il suo lavoro, riscoprendo sempre attuale, si tratta di una pregevole raccolta di poesie e ballate, scritte con stile crudo e coinvolgente, arrivano al lettore come un pugno ben assestato alla base dello stomaco. Come Teodoro stesso dice ”è difficile trovare un filo conduttore all’interno di questa raccolta”, ma forse, come l’autore sostiene, si tratta di “ frammenti di un universo che si sono posati sulla quotidianità attraversandola e che poi hanno ripreso a scorrere come un fiume”. Decadente e a tratti maledetto, questo autore che avrebbe tanto da dire ad oggi tace. Strade secondarie è un invito all’introspezione, forse un viaggio nel sospeso, è quella lacrima che scorre sulla guancia pallida di un bimbo, è quell’angolo buio nel quale ogni tanto dovremo avere il coraggio di avventurarci.
Teodoro Serra è nato a Paulilatino nel 1960, è laureato in lettere. Consacrato alla musica soul e post – rock, ama in maniera viscerale scrittura e cinema. Appassionato viaggiatore, divide la sua casa, peraltro sempre aperta agli amici, con Maria, la sua bella moglie, Lisa la gatta, scomparsa in circostanze poco chiare, ed Elvis la tartaruga, eternamente in letargo.

Viaggio verso me di Gabriele Sannino

23 Gennaio 2011 39 commenti

images.jpegsannnnnnnninoUna mattina giunge nella mia casa, come una nivea colombella, un plico bianco con su scritto ‘piego di libro’, si tratta di un regalo che ricevo da Gabriele Sannino. Il candido involto contiene ‘Viaggio verso me’, ultimo lavoro di Gabriele. Si tratta di un intenso e appassionato monologo in cui Alessio, il protagonista, si racconta senza pudori e con la massima onestà intellettuale.
Una mattina Alessio parte per andare a trovare il suo amore, l’abitacolo della vettura sulla quale monta per affrontare il viaggio diventa una bolla colma di liquido amniotico che lo protegge creando le condizioni necessarie per un viaggio introspettivo. In quella circostanza ha la possibilità di fare IL bilancio sulla rinascita della sua anima, un’anima che Alessio ha voglia di far diventare parte dell’energia pulsante dell’universo. Timido, insicuro e con un bassissimo livello di autostima, Alessio vive la sua vita da comparsa, subendo gli eventi. Scacciato dalla famiglia, che lo rifiuta per ciò che è, comprende che l’unico modo che ha per farsi accettare ed amare ha come conditio sine qua non l’autostima e l’amore per sé stesso, come possono gli altri apprezzarci ed amarci se siamo noi i primi a non accettarci e a stimarci? Una volta compreso questo, l’atteggiamento nei confronti di ciò che si ha intorno cambia consentendo un’apertura, ed allora si può anche comprendere che la potenza di un amore, inteso anche in senso lato, è in grado di spostare le montagne. A questo livello, però, si raggiunge un punto di non ritorno, ed allora non c’è più spazio per i fraintendimenti e la menzogna, non esiste più la possibilità di tornare indietro e vivere a metà. Gabriele mi dice che mentre scrive la commozione lo coglie, e questo è facilmente intuibile, Gabriele scrive avendo il coraggio di lasciare i suoi nervi scoperti, compiendo un lavoro di trivellazione al centro dei suoi sentimenti. Sento questo scrittore come un amico, l’amico che condivide anche le verità scomode, ma dal quale ti puoi aspettare solo onestà. Qualcuno mi ha sussurrato che esiste la fondata possibilità che ‘Viaggio verso me’, possa avere un seguito, se è vero che nessuno conferma, è anche vero che nessuno smentisce!

Josif Brodskij

18 Gennaio 2011 3 commenti

index.jpegJosif BrodskijCi sono crimini peggiori del bruciare libri. Uno di questi è non leggerli.

I passeggioni

18 Gennaio 2011 27 commenti

images.jpePASSEGGIONIOggi ho conosciuto Marcella Saddì, “capa”, con Daniela Zempt, di Tiligù, frizzante ed industriosa casa editrice, fisicamente arroccata nel quartiere di Castello a Cagliari. Felicissimo parto di questa originale realtà editoriale sarda sono i Passeggioni.
Si tratta di una banda di gatti randagi che, liberi e belli, vagano per la ridente città di Cagliari. Non si tratta solo di quadrupedi sfaccendati che ciondolano a caccia di cibo, ma di curiosi esploratori che nel loro gironzolare si raccontano la città nella quale vivono.
Questo progetto editoriale è il frutto di un’interessante collaborazione tra Daniela Zempt che scrive il racconto, Lavinia Flora che illustra la storia con tavole degne del migliore Ligabue ed Elisabetta Borghi, raffinata storica che ne “le finestre su Castello”, sezione collocata al termine del racconto, infonde interessanti conoscenze ai simpatici gattacci che sulla città di Cagliari pare ne sappiano una più del diavolo.
Questo tenero libercolo può essere considerato come una sorta di vademecum con il quale aiutare i più giovani ad orientarsi nella città di Cagliari, ma soprattutto può essere utile ai giovani autoctoni che hanno la possibilità di vedere sotto una prospettiva nuova ciò che prima, magari, davano per scontato. Certo i primi fruitori potrebbero essere proprio i ragazzi, ma chi vieta a chi ragazzo non è più di farsi un bel regaletto che colmi con facilità qualche piccola lacuna legata alla Torre dell’elefante o alla Via Stretta senza mortificarsi con qualche barbosa pubblicazione?
I testi racchiusi in questo scrignetto sono lineari e limpidi, concordo con la signora Saddì, sul fatto questo debba essere considerato un punto d’arrivo, chiunque avrebbe gioco facile con lo sfoggio di erudizione e vocaboli ridondanti, ma qui la base è data da un atteggiamento improntato alla complessa semplicità e all’eccellenza, grimaldelli che aprono ogni serratura, anche quelle vulnerate dalla fastidiosa ruggine portata da noia e pigrizia.
Mi piacerebbe sapere se i Passeggioni hanno mai considerato la possibilità di visitare i nuraghi di Barumini o il pozzo sacro di Santa Cristina o le grotte di Cala Luna, ma per questo credo ci sia tempo e comunque, qualora accadesse, sarete informati tempestivamente.

Diario di una maestrina

12 Gennaio 2011 38 commenti

imagesMAESTRINADiario di una maestrina venne pubblicato per la prima volta nel 1957. Si tratta della storia di Maria, cresciuta a cavallo del ventennio fascista in Sardegna, vittima delle miserie della guerra, privata del padre per ragioni politiche. Nonostante le grosse difficoltà e grazia al fatto di appartenere ad una buona famiglia, studia e diventa una “maestrina”. Il suo lavoro di insegnante la mette a contatto con tante realtà differenti che, però, hanno un denominatore comune: le ferite inferte dalla guerra e “la situazione di grave emergenza economico – sociale sarda”. In quest’opera d’esordio Maria Giacobbe ci parla di tristi miserie e fenomeni squalificanti la dignità umana, incastrati in un’epoca governata da imperdonabile follia che, nel periodo storico di cui si tratta, trovano terreno fertile tra i solchi della povertà e del degrado e che fino alla fase successiva al secondo conflitto bellico funestano non solo la Sardegna, ma anche il “continente”. E fanno, così, la loro comparsa i “massajos”, viene descritto il triste fenomeno de “s’aggiudu”(letteralmente ‘un aiuto’, ma l’espressione indica il prendere una persona di servizio; in quel periodo, infatti, le famiglie indigenti concedevano le prestazioni lavorative di un figlio in cambio di poco cibo e, forse, qualche spicciolo), si possono vedere bimbi scalzi con i piedi deformati dai geloni ed i visi lividi per le poche cure e il duro lavoro, si vive considerando la scuola elemento accidentale e a tratti fuorviante dall’obbiettivo principe: la sopravivenza, ma soprattutto viene evidenziato che la necessità di rinascita post – bellica, attuabile teoricamente anche mediante l’adozione di programmi scolastici mirati a fornire, anche se forse un po’ timidamente, una stretta feritoia attraverso la quale intravedere, seppur con difficoltà, che esiste un’alternativa alla chiusura che la situazione storico – politica imponeva e che la vita, nella sua complessità, oltre che ingrata, può essere madre dispensatrice di carezze e opportunità, si scontra, però, con un codice non scritto marchiato a fuoco sul cuore dei Sardi che basavano la loro economia sulla coltivazione della terra e sull’allevamento. Nata nel 1928, Maria Giacobbe decise di vivere in Danimarca a partire dal 1957. Oltre a lavori di traduzione, collaborazioni giornalistiche, è autrice de IL MARE, MASCHERE E ANGELI NUDI, SCENARI D’ESILIO e del celeberrimo GLI ARCIPELAGHI, da cui è stato tratto l’omonimo film.

Come strenna un libro per te!

10 Gennaio 2011 23 commenti

imageslibroooooo2girotrailibriQualche tempo fa, girotrailibri promise un libro ad uno dei frequentatori del blog. Quel libro verrà donato a chi effettuerà l’ingresso numero 10000. Il visitatore “10000″ copierà ed incollerà l’immagine del contatore indicante il numero fatidico e la pagina che lo contiene ed invierà il tutto alla mail “girolamo.delmoro@tiscali.it”.

Un gesto simbolico con il quale girotrailibri ringrazia chi sostiene questo progetto, ma anche chi si è prestato a questo giochino dimostrando come le cose possano essere sempre considerate tra il serio ed il faceto. Grazie a tutti e continuate a gironzolare.

Groucho Marx

7 Gennaio 2011 30 commenti

images.jpegMARXXAll’infuori del cane, il libro è il migliore amico dell’uomo.

Non sono un alieno di Gabriele Sannino

31 Dicembre 2010 48 commenti

alienoConosco Gabriele tramite facebook, gli invio un messaggio al quale risponde cordialmente. Ma la sua non è semplice cordialità e me ne accorgo dal modo in cui, quando lo chiamo, mi dice “pronto”. La voce che mi parla è quella di un giovane uomo aperto, accogliente, frizzante. Inizio a conversare con Gabriele come se lo conoscessi da sempre sorseggiando il mio cattivo, ma rassicurante, caffè. Scopro che Gabriele inizia a scrivere da adolescente, raccoglie su carta le cose che lo colpiscono, ciò che lo entusiasma in sorte di resoconti che però non diventano mai dei diari veri e propri. Verso i ventisei anni, ospite dei nonni, Gabriele scrive il suo primo romanzo, e lo fa con l’ausilio della vecchia macchina da scrivere del nonno. Si tratta della tormentata storia di un adolescente che viene avvolto dalle inquietanti spire della droga. Scopro anche che questo romanzo è andato perduto. “In che senso?” chiedo. Perduto in senso fisico, non si sa che fine abbia fatto!!! Nel 2008, dopo una gestazione di sei mesi, nasce Non sono un alieno, un po’ come Minerva dalla testa di Giove. Un lavoro cercato, voluto, realizzato. Non Sono un alieno è la storia di Walter che rifiuta la sua omosessualità. Il giovane tormentato dalla cosa, utilizza la riflessione come cura, che lo porterà all’accettazione del suo naturale modo di essere. In questo frangente Walter può contare sul sostegno e sull’affetto incondizionato di poche persone sincere che con lui condividono il suo percorso di vita. Si tratta di un delicato romanzo che non si limita a trattare solo la tematica della mancata accettazione dell’omosessualità, ma utilizza il tema come ariete per tentare di espugnare le roccaforti del pregiudizio e per trattare del concetto di diversità a 360°. Chiedo a Gabriele:” si parla tanto di diversi, ma secondo te chi sono gli uguali?” Concordiamo col fatto che nessuno è uguale a nessuno e che la diversità in realtà è un valore aggiunto di cui non si è compreso il valore dal momento che tendenzialmente rifuggiamo ciò che è diverso perché spesso a noi ignoto. È interessante sapere anche come a Gabriele viene la felice idea di scrivere Non sono un alieno. Mentre, stravaccato sul divano, guarda la tv si imbatte in un documentario sugli ufo. Il documentarista, secondo Gabriele anche un po’ filosofo, che presenta il programma, si avventura in considerazioni esistenziali e si chiede cosa accadrebbe se l’umanità si imbattesse in una civiltà extraterrestre. Probabilmente ci sarebbe diffidenza, paura e certamente sfogo dei peggiori istinti umani corroborati da una feroce curiosità e una volontà di dimostrare chi è che deve dettare le regole e uscire vincitore da questo incontro di culture. La paura del diverso è un problema irrisolto tra gli uomini, figuriamoci cosa accadrebbe ai poveri alieni, che, ne sono certo, per ora si tengono prontamente alla larga. Queste amene discussioni sono l’interruttore che azionano la proverbiale lampadina nel veloce cervello di Gabriele che, dopo aver finito di scrivere , dopo solo un mese, trova una casa editrice che apprezza la qualità del romanzo e decide di investire su questo giovane talento, e pubblica il suo lavoro, quando si dice che la fortuna aiuta gli audaci. Leggere Non sono un alieno vi farà fare un viaggio nella diversità, per scoprire poi che la diversità, quando riguarda gli aspetti strutturali, ma anche culturali legati ad un individuo o ad una comunità, come il colore degli occhi, l’altezza, l’allergia ai pollini, l’essere omosessuali, cattolici, di destra, di sinistra e si potrebbe continuare all’infinito, in realtà è relegabile nell’alveo delle categorie mentali che possono essere analizzate e “smontate” con il ragionamento di un bambino di quattro anni, vi sono riscontri empirici di questo, per esempio è stato dimostrato che un bimbo bianco e uno nero posti in uno stesso contesto per un breve periodo di tempo non notano la “diversità” del colore delle loro pelli, e non aggiungo altro, non vorrei offendere l’intelligenza degli uguali!!!

Il piccolo principe

28 Dicembre 2010 10 commenti

imagesPRINCIPEEEEEEEBloccato a causa di un’avaria al motore del suo aereo, un aviatore si imbatte in un bimbo dai capelli d’oro. L’aspetto singolare della vicenda è data dal fatto che l’incontro avviene in mezzo al deserto. Il bambino proviene dall’asteroide B 612, di cui è “il piccolo principe”. Si innesca tra i due un meccanismo empatico che da l’avvio ad un’amicizia speciale, come pure speciale è il dialogo che inizia tra i due: il piccolo principe domanda, ma non risponde alle domande, perché preferisce raccontare. Incalza l’aviatore chiedendo il perché di alcune dinamiche verificate sulla terra, il perché gli uomini hanno sempre fretta, per esempio, o, domanda fondamentale nell’economia della sua vita, il perché le rose hanno le spine. Un “chiacchierare” che porta i due al riscontro della bellezza nelle piccole grandi cose. Fa capolino nel romanzo anche una volpe che spiega al piccolo principe che per gli uomini esistono anche concetti come addomesticare e “creare un rapporto”. Questa bella storia ha due tipi di destinatario: i più giovani, ai quali si propone una storia fantastica da leggere per distrarre la mente e magari acquisire qualche vocabolo nuovo, i meno giovani che hanno modo di penetrare la tenera superficie dell’intreccio per regalarsi cinque minuti con i quali valutare meglio, tra il serio ed il faceto, il contesto in cui conducono la loro esistenza.
Antoine de Saint-Exupéry è nato a Lione nel 1900. Diventa pilota nel 1921 e lavora per varie compagnie aeree. Scrive nel 1928 Corriere del sud. Tra i suoi lavori vi segnalo: Volo di notte, Pilota di guerra, Lettera ad un ostaggio. Nel 1944, diretto alla volta di Grenoble – Annecy, scompare e viene dato per disperso.

Ugo Ojetti

28 Dicembre 2010 14 commenti

imagesUGOOOOOOOOOOOOOOOOChi accumula libri, accumula desideri; e chi ha molti desideri è molto giovane, anche a ottant’anni.

Oltre il passato di Mario Apice

24 Dicembre 2010 2 commenti

9788884902528pAPICEAmbientato in Gallura, questo romanzo, un po’ thriller un po’ testo di introspezione, è un viaggio nella memoria, un ritorno al passato. Francesco Muras ha tutto ciò che si può desiderare: fama, ricchezza, affetto. La morte del padre lo costringe a tornare a Palau, luogo dov’è nato. Si ritrova in un luogo rimasto immutato nonostante gli anni siano trascorsi, si ritrova in un luogo cristallizzato. Giunto a Palau, Francesco ritrova la madre sempre uguale a sé stessa, succube del marito anche ora che è morto. Il viaggio porta Francesco a porsi interrogativi sulla sua adolescenza, sul padre e le attività da questi svolte, e un turbinare di opalescenti sensazioni lo porta a riconsiderare il rapporto col genitore e a dover fare i conti con antichi veleni che infiammano ferite cicatrizzate solo in superficie, fino alla catarsi finale. Apice ci regala un romanzo lineare, descrittivo, ma ci regala anche la suspance ed il colpo di scena.

Mario Apice è autore di saggi critici, poesie e opere narrative. E giornalista ed esperto di pubbliche relazioni e di problemi della comunicazione. La presidenza del consiglio dei Ministri gli ha conferito il Premio per la cultura nel 1982 e nel 1985.

“Contos e Paristorias” (PREMIU DE CONTADURA IN LIMBA SARDA)

22 Dicembre 2010 25 commenti

Cari amici,
il comune di Suni, col patrocinio dell’Università degli studi di Sassari, indice un concorso lettererio “in limba sarda”. Mi sia permesso di essere campanilista e di dare spazio anche alla nostra bella lingua romanza, la lingua sarda. Segue il regolamento. In bocca al lupo a tutti i partecipanti.

Suni-Stemma I^ EDITZIONE – ANNU 2011
BANDU
Su Comune de Sune, cun s’amparu de s’Universidade de
Tattari, proponet su premiu de contadura in limba sarda:
“Contos e paristorias”. Cun s’istitutzione de custu
premiu, su Comune cheret cuncurrere a custoire e
abbalorare sa richesa de sa limba e de sas tradissiones
culturales de su logu e de sa Sardigna intrea; dare alenu a
s’impreu de sa limba in tottas sas fromas, sas piùs
naturales e ladinas; ispronare a impitare semper pius sa
limba sarda; contivizare in sos giovanos sa fieresa de aer
unu bene limbisticu singulare e-i sa cussentzia chi sa
limba est su fundamentu e sa raighina de sa cultura de
ogni populu.
Su premiu at a esser adduidu, in s’annu 2011, a unu
tribagliu in prosa in limba salda: contu, istoria, paristoria,
cumedia, a tema liberu.
A su premiu podent cuncurrere, a sa sola o riunidos,
a- pro sa setzione istudentes:
- pro s’iscola primalza: pitzinnos de sas iscolas elementares
;
- pro s’iscola sigundaria: piccioccos de sas medias
b- pro sa setzione de sos mannos:
tottu sos chi eppant cumpridu sos seighi annos
Su premiu at a esser in dinari e pro su 2011 est fissadu
comente sighit:
A – setzione istudentes:
A.1. pro s’iscola elementare €. 300,00
A.2. pro s’iscola media €. 300,00
B – setzione de sos mannos €. 800,00
Pro tottu sos atteros cuncurrentes b’at a esser unu
riconnoschimentu pro sos tribaglios presentados.
Donzi tribagliu at a depper:
· esser presentadu in paberi (otto copias) sena
frima o atteros signales de riconnoschimentu. (Est
aggradessida sa presentazione finas in CD o attera
manera infromatizada);
· esser iscrittu in formadu A4 e cun caratteres de
“12” e a su massimu de battor paginas de longaria; sas
cumedias podent superare su limite de sas battor
paginas ma non che deppent colare sas vinti;
· esser imbiadu cun sa posta (Ricumandada) o
cunsignadu a manu, in busta suzellada con sa frima in
sas giunturas, a s’Uffitziu protocollo de su comune de
Sune chi at a dare sa retzida ;
· esser indiritzadu : Al Presidente del Comitato del
Premio di Narrativa “Contos e paristorias” – c/o
Comune di Suni; Sezione … (s’indicu de sa setzione
de partecipazione: A.1 o A.2 o B)
· aere, intro de sa busta manna, una busta minore,
suzellada, cun sas generalidades de s’autore,
s’indiritziu de domo e su numeru de telefono.
· giompere a su comune intro de su 31 de su mese
de maltu de su 2011; sos tribaglios arrivados a pustis
de cussa data no ant a essere cunsiderados.
Sa partetzipatzione a su premiu est a s’indonu.
Sos tribaglios presentados
- non tepent esser bistados publicados ne premiados in
ateros cuncursos;
- non benint torrados a s’autore e su comune de Sune est
autorizadu a los publicare.
Sunt ammissos a su premiu sos tribaglios iscrittos in
calesisiat variedade de sa limba sarda, finas in limba
comuna.
Sos cumponentes de sa giuria non poden leare palte a su
premiu.
Sa giuria est cumposta da:
Demetrio Cherchi Sindigu de Sune
Attilio Mastino Rettore Universidade Tattari
Francesco Angioi Presidente Unione Com. P-M.
Antonio Canalis Scrittore in limba sarda
Michele Pinna Espertu de limba sarda
Augusto Piras Rappr. culturale de sa zona
Luigi Mastino Rappr. culturale de sa zona
Sa giuria at a seberare, sena chi si potat mudare sa
detzisione, su tribagliu de premiare intro de su 20 de
Abrile e su risultadu at a essere fattu a connoschere a sos
binchidores primu de sa premiazione.
Su premiu at a essere cunsignadu in-d-una tzirimonia
uffitziale in Sune in su mese de Magiu 2011
Si ringratziant totu sos chi ana cherrer cuncurrere pro
s’azudu a torrare a bida sa limba de sa terra nostra.

ISCADENTZIA 31.03.2011
PREMIATZIONES MAGGIU 2011

Franz Kafka

22 Dicembre 2010 14 commenti

imageskaffffffffffffffffffffffffkaaaaaaaaa

Un libro deve essere come un’arma
che possa rompere i mari ghiacciati
dentro di noi.

I libri più venduti

22 Dicembre 2010 27 commenti

Titolo Autore Editore Prezzo
1 Benvenuti nella mia cucina Benedetta Parodi Vallardi A. 14,90
2 Il cimitero di Praga Umberto Eco Bompiani 19,50
3 Appunti di un venditore di donne Giorgio Faletti B.C. Dalai Editore 20,00
4 Cotto e mangiato Benedetta Parodi Vallardi A. 14,90
5 I dolori del giovane Walter Luciana Littizzetto Mondadori 18,00
6 Io e te Niccolò Ammaniti Einaudi 10,00
7 Le ricette di Casa Clerici Antonella Clerici Rizzoli 15,90
8 La caduta dei giganti. The century trilogy. Vol. 1 Ken Follett Mondadori 25,00
9 Metastasi. Sangue, soldi e politica tra Nord e Sud. La nuova ‘ndrangheta nella confessione di un pentito Gianluigi Nuzzi; Claudio Antonelli Chiarelettere 14,60
10 Il sorriso di Angelica Andrea Camilleri Sellerio Editore Palermo 14,00

Le classifiche dei libri più venduti vengono elaborate dal Servizio Classifiche di Arianna.

Sono telerilevati tutti gli editori utenti di Arianna, il panel di riferimento è di oltre 850 librerie utenti Arianna (canale retail) opportunamente ponderate. Inoltre, ai fini della corretta costruzione statistica dei dati, viene utilizzato un panel di librerie di controllo di cui vengono telerilevate le vendite di tutti gli editori commercializzati in Italia.

Fonte: http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/documents/PortaleIBUK/notizie/classifiche/classifiche_settimanali/generale.html

Destinatario sconosciuto

19 Dicembre 2010 48 commenti

imagesdestinatariooooooooooPuò un’ideologia devastare un popolo, sovvertire equilibri, azzerare rapporti? La domanda può apparire oziosa al limite della provocazione. Basta aprire un testo scolastico o accendere il televisore per rendersi conto che la domanda posta trova riscontri in senso affermativo. Certamente le istanze nazi – fasciste sono quelle che, trattando di nefaste correnti di pensiero, mi sovvengono prima di altre per il modo in cui hanno condizionato la storia del secolo scorso e si sono nutrite anche in territorio italiano. Non mi riferisco solo ad atrocità che qualche sciocco negazionista trova parto di menti frustrate con tendenze vittimistiche, nonostante siano documentate, ma soprattutto vi siano testimoni. Sapete cosa fa la differenza durante un processo per la decisione dello stesso? La prova testimoniale. I testimoni, in questo caso, direi che sono più che credibili, non foss’altro che per i segni che portano nel corpo e nell’anima. Una delle cose che mi ha sempre colpito è la modalità con cui muta il concetto di “limite” che si può o meno oltrepassare, vi è mai capitato di dire: “io questo non lo farò mai”? Beh, la storia insegna che modificando solo una piccola condizione, quel comportamento verrà attuato senza che alla questione morale si dedichi troppa attenzione. Penso a tutto questo dopo aver letto un piccolo libercolo che si intitola “Destinatario sconosciuto” di Kathrine Kressmann Taylor, uscito nel 1938, che narra dell’amicizia tra un ebreo e un tedesco che sposa il nazismo. Che c’è di nuovo direte voi? Il problema è proprio questo, non c’è niente di nuovo, nella parabola della violenza tutto si ripete e si rinnova. La Kressmann con sguardo attento, e con capacità d’analisi raffinatissima riesce a cogliere quelli che erano i messaggi portati dai venti di guerra e prima ancora che il conflitto avesse inizio è stata in grado di delineare le estreme conseguenze della politica Hitleriana. L’intreccio si sviluppa in meno di ottanta pagine che costituiscono un carteggio tra Max, gallerista ebreo che per sfuggire alle persecuzioni razziali si rifugia in America, e Martin che condividendo il Pensiero di Hitler, ne diventerà gerarca. Al centro di tutto questo rapporto fraterno che compie quasi un’evoluzione tonda mostrando al lettore come anche la più grande pulsione affettiva può accartocciarsi per poi estroflettersi diventando odio gelido come la lama di un rasoio pronta allo scatto. Leggere non fa mai male, ancor meno il ricordare.

VIVA LA VIDA! di Pino Cacucci

18 Dicembre 2010 14 commenti

vivalavidaUna bella mattina di sole, mentre passeggio allegramente per le vie di Cagliari, giunto in Piazza Repubblica, decido di fare un giretto tra gli scaffali della libreria del mio amico Patrizio. In quell’antro carico di sorprese e meraviglie vengo subito attirato dal viso di Frida Kahlo che mi fissa dalla copertina di Viva la Vida! di Pino Cacucci. Acquisto il libro sull’onda dell’entusiasmo corroborato dal fatto che sono un estimatore della Kahlo sia come preziosa artista che come individuo dalla struttura delicatamente cesellata nella pietra, e inizio a leggere. Un monologo che ripercorre la vita di Frida Kahlo mi rapisce, una donna che si racconta senza pudore svelando la sua anima, che dipinge su tele il suo infinito dolore e la sua voglia di Vida!; per un attimo dimentico che Frida parla attraverso Cacucci, o forse è Cacucci che parla attraverso Frida? Lo chiedo direttamente a Cacucci che al telefono mi risponde con voce un po’ trafelata, ma cordiale e disponibile. È in Italia e lo blocco nell’intervallo tra due interviste. Gli dico subito che il suo lavoro mi trascina nell’orbita di Frida, ho come l’impressione che sia lei a raccontare, ma so che per ragioni logistiche questo non è possibile, e che se non è Frida a scrivere lo stesso sembra scritto da una donna, mi chiedo e gli chiedo come sia possibile. Lo sento sorridere, mi dice che razionalmente non sa che alchimia si sia verificata, sa però che non è una passione improvvisata quella che ha per la dolente pittrice. Si tratta di una passione coltivata ed alimentata anche dal fatto di aver vissuto in Messico per lunghi periodi a partire dai primi anni 80, prima come turista, godendo dei vantaggi che questa posizione poteva procurare, poi vivendo il Messico in maniera sempre più costante fino ad essere inglobato nel tessuto sociale al punto da considerarsi un autoctono inserito nelle intime fibre del Messico. Nel bellissimo libro viene raccontata la vita di una donna “ assassinata dalla vita”, ma nonostante questo simbioticamente coesa ad una esistenza profonda e cosmopolita che non le risparmia alcuna rappresaglia. Più che un libro questo piccino tesoretto che complessivamente non raggiunge le ottanta pagine, dovrebbe essere considerato un potente elogio alla vita. La vita sempre e comunque!