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Viaggio verso me di Gabriele Sannino

23 Gennaio 2011 39 commenti

images.jpegsannnnnnnninoUna mattina giunge nella mia casa, come una nivea colombella, un plico bianco con su scritto ‘piego di libro’, si tratta di un regalo che ricevo da Gabriele Sannino. Il candido involto contiene ‘Viaggio verso me’, ultimo lavoro di Gabriele. Si tratta di un intenso e appassionato monologo in cui Alessio, il protagonista, si racconta senza pudori e con la massima onestà intellettuale.
Una mattina Alessio parte per andare a trovare il suo amore, l’abitacolo della vettura sulla quale monta per affrontare il viaggio diventa una bolla colma di liquido amniotico che lo protegge creando le condizioni necessarie per un viaggio introspettivo. In quella circostanza ha la possibilità di fare IL bilancio sulla rinascita della sua anima, un’anima che Alessio ha voglia di far diventare parte dell’energia pulsante dell’universo. Timido, insicuro e con un bassissimo livello di autostima, Alessio vive la sua vita da comparsa, subendo gli eventi. Scacciato dalla famiglia, che lo rifiuta per ciò che è, comprende che l’unico modo che ha per farsi accettare ed amare ha come conditio sine qua non l’autostima e l’amore per sé stesso, come possono gli altri apprezzarci ed amarci se siamo noi i primi a non accettarci e a stimarci? Una volta compreso questo, l’atteggiamento nei confronti di ciò che si ha intorno cambia consentendo un’apertura, ed allora si può anche comprendere che la potenza di un amore, inteso anche in senso lato, è in grado di spostare le montagne. A questo livello, però, si raggiunge un punto di non ritorno, ed allora non c’è più spazio per i fraintendimenti e la menzogna, non esiste più la possibilità di tornare indietro e vivere a metà. Gabriele mi dice che mentre scrive la commozione lo coglie, e questo è facilmente intuibile, Gabriele scrive avendo il coraggio di lasciare i suoi nervi scoperti, compiendo un lavoro di trivellazione al centro dei suoi sentimenti. Sento questo scrittore come un amico, l’amico che condivide anche le verità scomode, ma dal quale ti puoi aspettare solo onestà. Qualcuno mi ha sussurrato che esiste la fondata possibilità che ‘Viaggio verso me’, possa avere un seguito, se è vero che nessuno conferma, è anche vero che nessuno smentisce!

Non sono un alieno di Gabriele Sannino

31 Dicembre 2010 48 commenti

alienoConosco Gabriele tramite facebook, gli invio un messaggio al quale risponde cordialmente. Ma la sua non è semplice cordialità e me ne accorgo dal modo in cui, quando lo chiamo, mi dice “pronto”. La voce che mi parla è quella di un giovane uomo aperto, accogliente, frizzante. Inizio a conversare con Gabriele come se lo conoscessi da sempre sorseggiando il mio cattivo, ma rassicurante, caffè. Scopro che Gabriele inizia a scrivere da adolescente, raccoglie su carta le cose che lo colpiscono, ciò che lo entusiasma in sorte di resoconti che però non diventano mai dei diari veri e propri. Verso i ventisei anni, ospite dei nonni, Gabriele scrive il suo primo romanzo, e lo fa con l’ausilio della vecchia macchina da scrivere del nonno. Si tratta della tormentata storia di un adolescente che viene avvolto dalle inquietanti spire della droga. Scopro anche che questo romanzo è andato perduto. “In che senso?” chiedo. Perduto in senso fisico, non si sa che fine abbia fatto!!! Nel 2008, dopo una gestazione di sei mesi, nasce Non sono un alieno, un po’ come Minerva dalla testa di Giove. Un lavoro cercato, voluto, realizzato. Non Sono un alieno è la storia di Walter che rifiuta la sua omosessualità. Il giovane tormentato dalla cosa, utilizza la riflessione come cura, che lo porterà all’accettazione del suo naturale modo di essere. In questo frangente Walter può contare sul sostegno e sull’affetto incondizionato di poche persone sincere che con lui condividono il suo percorso di vita. Si tratta di un delicato romanzo che non si limita a trattare solo la tematica della mancata accettazione dell’omosessualità, ma utilizza il tema come ariete per tentare di espugnare le roccaforti del pregiudizio e per trattare del concetto di diversità a 360°. Chiedo a Gabriele:” si parla tanto di diversi, ma secondo te chi sono gli uguali?” Concordiamo col fatto che nessuno è uguale a nessuno e che la diversità in realtà è un valore aggiunto di cui non si è compreso il valore dal momento che tendenzialmente rifuggiamo ciò che è diverso perché spesso a noi ignoto. È interessante sapere anche come a Gabriele viene la felice idea di scrivere Non sono un alieno. Mentre, stravaccato sul divano, guarda la tv si imbatte in un documentario sugli ufo. Il documentarista, secondo Gabriele anche un po’ filosofo, che presenta il programma, si avventura in considerazioni esistenziali e si chiede cosa accadrebbe se l’umanità si imbattesse in una civiltà extraterrestre. Probabilmente ci sarebbe diffidenza, paura e certamente sfogo dei peggiori istinti umani corroborati da una feroce curiosità e una volontà di dimostrare chi è che deve dettare le regole e uscire vincitore da questo incontro di culture. La paura del diverso è un problema irrisolto tra gli uomini, figuriamoci cosa accadrebbe ai poveri alieni, che, ne sono certo, per ora si tengono prontamente alla larga. Queste amene discussioni sono l’interruttore che azionano la proverbiale lampadina nel veloce cervello di Gabriele che, dopo aver finito di scrivere , dopo solo un mese, trova una casa editrice che apprezza la qualità del romanzo e decide di investire su questo giovane talento, e pubblica il suo lavoro, quando si dice che la fortuna aiuta gli audaci. Leggere Non sono un alieno vi farà fare un viaggio nella diversità, per scoprire poi che la diversità, quando riguarda gli aspetti strutturali, ma anche culturali legati ad un individuo o ad una comunità, come il colore degli occhi, l’altezza, l’allergia ai pollini, l’essere omosessuali, cattolici, di destra, di sinistra e si potrebbe continuare all’infinito, in realtà è relegabile nell’alveo delle categorie mentali che possono essere analizzate e “smontate” con il ragionamento di un bambino di quattro anni, vi sono riscontri empirici di questo, per esempio è stato dimostrato che un bimbo bianco e uno nero posti in uno stesso contesto per un breve periodo di tempo non notano la “diversità” del colore delle loro pelli, e non aggiungo altro, non vorrei offendere l’intelligenza degli uguali!!!