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Destinatario sconosciuto

19 Dicembre 2010 48 commenti

imagesdestinatariooooooooooPuò un’ideologia devastare un popolo, sovvertire equilibri, azzerare rapporti? La domanda può apparire oziosa al limite della provocazione. Basta aprire un testo scolastico o accendere il televisore per rendersi conto che la domanda posta trova riscontri in senso affermativo. Certamente le istanze nazi – fasciste sono quelle che, trattando di nefaste correnti di pensiero, mi sovvengono prima di altre per il modo in cui hanno condizionato la storia del secolo scorso e si sono nutrite anche in territorio italiano. Non mi riferisco solo ad atrocità che qualche sciocco negazionista trova parto di menti frustrate con tendenze vittimistiche, nonostante siano documentate, ma soprattutto vi siano testimoni. Sapete cosa fa la differenza durante un processo per la decisione dello stesso? La prova testimoniale. I testimoni, in questo caso, direi che sono più che credibili, non foss’altro che per i segni che portano nel corpo e nell’anima. Una delle cose che mi ha sempre colpito è la modalità con cui muta il concetto di “limite” che si può o meno oltrepassare, vi è mai capitato di dire: “io questo non lo farò mai”? Beh, la storia insegna che modificando solo una piccola condizione, quel comportamento verrà attuato senza che alla questione morale si dedichi troppa attenzione. Penso a tutto questo dopo aver letto un piccolo libercolo che si intitola “Destinatario sconosciuto” di Kathrine Kressmann Taylor, uscito nel 1938, che narra dell’amicizia tra un ebreo e un tedesco che sposa il nazismo. Che c’è di nuovo direte voi? Il problema è proprio questo, non c’è niente di nuovo, nella parabola della violenza tutto si ripete e si rinnova. La Kressmann con sguardo attento, e con capacità d’analisi raffinatissima riesce a cogliere quelli che erano i messaggi portati dai venti di guerra e prima ancora che il conflitto avesse inizio è stata in grado di delineare le estreme conseguenze della politica Hitleriana. L’intreccio si sviluppa in meno di ottanta pagine che costituiscono un carteggio tra Max, gallerista ebreo che per sfuggire alle persecuzioni razziali si rifugia in America, e Martin che condividendo il Pensiero di Hitler, ne diventerà gerarca. Al centro di tutto questo rapporto fraterno che compie quasi un’evoluzione tonda mostrando al lettore come anche la più grande pulsione affettiva può accartocciarsi per poi estroflettersi diventando odio gelido come la lama di un rasoio pronta allo scatto. Leggere non fa mai male, ancor meno il ricordare.