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Il mondo deve sapere di Michela Murgia

7 Marzo 2011 72 commenti

Il mondo deve sapere

Mi reco alla presentazione di Nel Paese dei Moratti, eccellente cronaca di ordinario capitalismo che avvolge nelle sue spire Sarroch, debole satellite che ruota attorno alla Saras. Nella sala che ospita l’evento, ad attendere il folto pubblico, trovo Giorgio Meletti, l’autore, e Michela Murgia. Colgo subito l’occasione per assediare la scrittrice che considero un po’ la madrina di questo blog che fa i suoi primi passi “in questo mondo di ladri” sotto l’egida di Accabadora. Dopo una manovra di accerchiamento mi avvicino e con ostentata sicurezza mi presento. La donna che mi risponde mi mette immediatamente a mio agio e dimostra una disponibilità disarmante. Parto all’attacco solo dopo aver commentato le strepitose scarpe grigio – rosa cipria dalle quali Michela troneggia. Le chiedo come è arrivata a scrivere Il mondo deve sapere. Mi risponde che tutto nasce da un blog. La vicenda narrata è quella di una giovane che muove i primi passi nel mondo del lavoro e finisce per lavorare nel call center di una nota marca di “aspirapolveri”. L’esperienza descritta nel libro, anche se un po’ romanzata, è autobiografica. Michela descrive un contesto lavorativo gretto, spietato ed immorale, basato sulla logica dello sfruttamento della risorsa umana che non conosce scrupoli ne partecipazione umana. Si tratta di un “lavoraccio” logorante, ed è a questo punto che il blog nasce e diventa una valvola di sfogo. Michela mi dice che lo sfogo nasce in forma anonima e che poi si evolve concretizzandosi in un attacco frontale ad un sistema che tutto travolge pur di realizzare profitto. Si tratta di un libro che strappa il sorriso per il senso dell’umorismo che lo pervade, ma quello stesso umorismo accompagna il lettore nei meandri di un disagio che i giovani vivono nel momento in cui si confrontano con il mondo del lavoro. Chiedo a Michela come si fa a scrivere cosi bene, lo chiedo perché leggendola mi accorgo che compone in modo formalmente ineccepibile. Mi risponde che lei è sempre stata una grande lettrice e che la lettura è una delle condicio sine qua non per potersi avvicinare alla scrittura. Mentre scrive quello che conosce e che ha letto la raggiunge e si inserisce nel tessuto della composizione a cui lavora.

Accabadora

15 Ottobre 2010 45 commenti

Accabadora di Michela Murgia edizioni EinaudiAngelo della morte o ultima madre?
L’Accabadora è colei che pone fine ai tormenti terreni di chi si accinge a compiere l’ultimo viaggio.
Questa figura controversa della tradizione sarda diventa il fulcro dell’ultima fatica letteraria di Michela Murgia, nuova signora della scrittura italiana.
Si tratta della storia di Maria che, quasi ad assecondare un’affinità elettiva, diventa fill’e anima di Bonaria Urrai, anziana donna che non ha generato figli.
Maria è una bambina scaraventata in una realtà che deve comprendere e decifrare, Bonaria Urrai, depositaria di una conoscenza atavica, svestiti i panni di sarta, durante la notte, agevola il viaggio di chi non riesce a staccarsi dalla vita terrena.
Bonaria Urrai per Maria diventa punto di riferimento, guida, madre.
Pur essendosi resa conto delle sortite notturne della vecchia, Maria ne ignora le motivazioni.
Quando la verità le si palesa, la ragazza pone in discussione il legame con la madre e i corollari che da esso sono derivati. Fugge. Fuggire è diventato l’unico modo per poter trovare risposte a domande che neanche lei ben conosce.
L’autrice vincitrice del Super Mondello e del Premio Campiello, ci regala un testo semplicemente complesso, dalla prosa pulita e rigorosa.
E spiazzante l’uso potente che la Murgia fa della parola, sempre ben ponderata e comunque piegata al volere di chi racconta.
In realtà l’autrice ha dato prova di questa padronanza del mezzo letterario già con Il mondo deve sapere, dissacrante analisi del mondo dei call center.
Uno tra i tanti pregi di Accabadora deve essere ricercato nel modo in cui la Murgia con una frase è in grado di definire un mondo; anche quando vengono introdotti concetti come quello di fill’e anima o quello di affumentu il lettore viene calato nella dimensione “Sarda” in modo immediato.
Complimenti a Michela Murgia che va ringraziata anche per l’immagine che sta dando della Sardegna.
Oltre ad Accabadora, della stessa autrice segnalo: Il mondo deve sapere e Viaggio in Sardegna.